Storie modenesi alla Maratona di Roma
Papà e mamma corrono con la figlia in passeggino, Giovanni gli occhi di una non vedente. E un marito sgambetta la moglie
Maratona? Un affare di famiglia. I fatidici 42 chilometri e 195 metri fanno spesso rima con sacrificio, programmazione, fatica estenuante e lotta con il cronometro, la distanza e prima di tutto con se stessi. Sono al contempo sempre più numerosi i casi in cui i protagonisti della maratona sono persone comuni, spesso e volentieri ben preparate, che decidono di affrontare la sfida in compagnia della propria dolce metà. E’ così che la gara si tramuta in uno strumento per celebrare un obiettivo di coppia, da festeggiare insieme, amplificandone la portata. La recente Maratona di Roma è così diventata lo spunto ideale per curiosare fra le storie modenesi più particolari, all’insegna della corsa in famiglia.
CON IL PASSEGGINO
Ha quattro anni, ma nell’ambiente podistico modenese tutti quanti la conoscono già. Un saluto, un applauso, un affettuoso incitamento lungo il percorso, mentre la piccola sorride e ricambia le attenzioni dal comodo sedile del suo passeggino. A sospingerla, Simona Bacchi ed Alessandro Mascia, genitori runners del gruppo Cittanova. «La nostra storia podistica è iniziata nella primavera del 2012, quando Aurora aveva circa 11 mesi – racconta Simona – cercavamo un’attività da svolgere tutti e tre insieme ed il podismo ci è sembrato subito un bel modo per trascorrere il nostro tempo libero all’aria aperta, in compagnia. Sarà perché a suo tempo, anche i miei genitori e quelli di mio marito avevano fatto la stessa cosa con noi». Dalle camminate alle corse, il passo è stato breve e, mentre i chilometri aumentavano, Aurora continuava ad accompagnare mamma e papà alle gare, con un bel sorriso stampato sul volto. «Le sue esigenze vengono prima di qualsiasi cosa, questo è il presupposto – continuano Simona ed Alessandro – Ci siamo armati di fantasia e pazienza, portiamo con noi di tutto nel passeggino per farle passare il tempo: libri, il pranzo al sacco, la musica, i pupazzi. La nostra fortuna è che Aurora sia una bimba molto tranquilla, le piace quello che facciamo e si diverte. Durante le gare ci canta le canzoni che impara all’asilo, schiaccia un pisolino, saluta podisti e spettatori e mangia di gusto, sia ai ristori che durante la corsa. Stiamo attenti ad ascoltare le sue reazioni, se ci desse avvisaglie di malumore, saremmo i primi a desistere». E’ stata proprio la risposta positiva di Aurora alle prime corse a far nascere l’idea di una maratona in tre, la “corsa lunga”, come la bimba stessa la definisce. «Abbiamo corso la Maratona di Reggio lo scorso dicembre, la nostra prima con Aurora ed è stata una bellissima esperienza – conclude Simona – tanto da spingerci a correre a Roma. Purtroppo la pioggia ha rovinato in parte la festa, ma siamo attrezzati anche per questo ed Aurora se l’è passata senza problemi sotto la copertura speciale del suo passeggino. Quando poi il meteo ci ha dato tregua, nei chilometri finali, è stato molto bello, fra gli incitamenti ed i saluti di tutti quelli che la vedevano. Stiamo già pensando al tris».
BANDIERE DELLA MADONNINA
Simona Malavasi e Claudio Rossetto sono due colonne portanti della podistica Madonnina. La loro è una storia che parla di 27 anni di matrimonio, tanti chilometri in comune e una storia recente fatta di maratona in coppia. «Corriamo insieme da 5 anni – sorride Simona – e non c’è stata una sola maratona, delle mie 5 totali, in cui non abbiamo corso insieme. Ci alleniamo insieme 2 volte a settimana, oltre alle corse del sabato e della domenica. L’anno scorso ci siamo regalati la Maratona di Roma per festeggiare il 25° anniversario di nozze: Roma ci affascinava moltissimo e non vi eravamo mai stati. Viverla correndo e poter usufruire nel pomeriggio dei trasporti gratuiti grazie al pettorale è stato un modo diverso e sicuramente suggestivo di goderci la città. La pioggia battente di un anno fa ci ha spinto a ripetere l’impresa anche quest’anno, ma il meteo avverso è rimasto una costante. Poco male, a noi la gara è piaciuta moltissimo, sia per organizzazione che per calore del pubblico ed ovviamente per la bellezza del percorso, che tocca tutti i monumenti più belli. Da oltre, passare dal 4h56’ di un anno fa al 4h’21’ di quest’anno è ulteriore motivo di soddisfazione. Lo diciamo piano, ma un pensierino per il 2016 …
RINASCITA
A volte serve un’impresa speciale per lasciarsi alle spalle un momento difficile. Dopo un grave lutto nell’ottobre scorso, l’iscrizione effettuata a dicembre per la Maratona di Roma 2015 ha significato evasione e rinascita per Manuela Riccò. Ad accompagnarla nell’avventura, il marito Emilio Veroni, che con lei ha condiviso i 42 chilometri della gara capitolina. «Eravamo entrambi poco preparati – raccontano soddisfatti i due coniugi, portacolori di Madonnina ed Interforze – in allenamento eravamo arrivati ai 25 chilometri. Abbiamo tenuto duro nei momenti difficili e la soddisfazione è stata incredibile per il 4h38’ finale al traguardo, dove c’era ad attenderci anche nostro figlio». Una gara che lascia il segno. «E’ il caso di dirlo – ci scherza su Emilio, scusandosi con la moglie – visto che al 38° chilometro ho inavvertitamente fatto inciampare Manuela, che è caduta rovinosamente a terra. Oltre alla medaglia, si è portata a casa anche qualche livido, ma per fortuna è andato tutto bene e il matrimonio è salvo».
L’ESORDIO
Una trasferta speciale, quella della Podistica Sassolese in terra romana. Il responsabile Ivano Serafini e sua moglie Manila Grenzi hanno centrato un doppio obiettivo, completando la loro maratona e scortando al traguardo due esordienti sulla distanza. Manila ha infatti condotto in trionfo ai Fori Imperiali Elisabetta “Betta” Marani, mentre Ivano ha guidato il primo gruppetto neroverde di fitwalking, di cui ha fatto parte anche Graziana Baschieri, al battesimo in maratona, accompagnata anche dal marito Achille Pugnaghi e da Lorenzo Prampolini. «Una grande soddisfazione per Betta, che ha corso la sua prima maratona con un ottimo 4h28’ – commenta Serafini – ed una conferma sul progetto fitwalking, di cui sono promotore per il mio gruppo e convinto sostenitore. Siamo giunti al traguardo poco oltre le 6 ore, in condizioni fisiche perfette, senza acciacchi e dopo esserci goduti un percorso straordinario. Un’esperienza che ripeteremo e che consiglio vivamente a chi si approccia alla specialità o agli ex podisti che desiderano rimanere nell’ambiente».
UN PACER SPECIALE
Si possono trovare ancora nuovi stimoli dopo 156 maratone? Stando all’entusiasmo di Giovanni Grossi, pare non vi siano dubbi. «Per me è sempre un’emozione unica – racconta l’atleta della Madonnina – da qualche anno metto la mia esperienza in maratona a disposizione degli altri. Fare il pacer, colui che detta con passo regolare l’andatura per concludere la gara entro i tempi dichiarati, permette di venire a contatto con storie incredibili. A Roma ho accompagnato chi voleva chiudere nelle 5 ore: nel gruppetto di runners che ha corso con me c’era anche Chiara, un’altleta non vedente, accompagnata dalle amiche Ilaria e Sabrina. Condividere la sua gioia è stata un’esperienza incredibile».
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