Una sentenza rischia di mettere in difficoltà chi lavora coi giovani
Potrebbe costituire una rivoluzione nel calcio giovanile italiano la sentenza del giudice di pace di Verbania Carlo Crapanzano, confermata in appello, che riguarda la questione dei “cartellini” che...
Potrebbe costituire una rivoluzione nel calcio giovanile italiano la sentenza del giudice di pace di Verbania Carlo Crapanzano, confermata in appello, che riguarda la questione dei “cartellini” che vincolano i calciatori dei settori giovanili alle società dai 16 ai 25 anni. Il caso riguarda un ragazzo, minorenne, che nell’agosto 2011 firmò, con i genitori il cartellino per poter giocare nel campionato Juniores. L’anno successivo la sua squadra, la Virtus Villadossola, decise di non partecipare al campionato e impose a tutti i tesserati che volessero cambiare squadra, un pagamento di 1500 euro per lo svincolo. Il giudice di pace ha però giudicato non valido il contratto che vincolava il giovane alla società: trattandosi infatti di un atto di straordinaria amministrazione la firma del cartellino necessita della presenza di un giudice tutelare. Ciò significa, dunque, che il ragazzo può scegliere dove giocare senza nessuna spesa per il cartellino. L’atto è stato quindi annullato e la società ha dovuto restituire i soldi. La questione è quanto mai attuale, se ne sono occupate anche “Le Iene” , e tale sentenza potrebbe creare un precedente importante che penalizzerebbe le società “medio-piccole”, quelle che lavorano bene con i settori giovanili e si vedrebbero strappare i giocatori più bravi da società più blasonate, andando così a perdere gli investimenti fatti per la formazione. Una situazione ad oggi irrealizzabile come ci riferisce anche il presidente del Crer dell’Emilia Romagna Paolo Braiati. «La sentenza ha validità solo per questo caso specifico – racconta il presidente – è logico che visto che la squadra del ragazzo non ha disputato il campionato non potesse chiedere soldi per lo svincolo, lo prevedono anche le carte federali, e se il ragazzo lo avesse comunicato in Figc lo avremmo svincolato d’ufficio, ma non si può pensare di eliminare il vincolo. Non è più come una volta, quando si andava su un campo e si facevano le porte con due magliette, il calcio, come tutti gli sport, ha un costo. Non si riuscirebbe più a fare calcio se dall’oggi al domani le società si vedessero privare senza un premio di valorizzazioni i ragazzi» È comunque quanto mai necessaria una regolamentazione per la questione vincoli». (flo)
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