Massimo Bertolani: «Maratona di Boston un fascino speciale»
Avvocato nella vita di ogni giorno e runner per passione «Ora mi manca solo Tokyo per concludere le sei Majors»
Correre a Boston ha un sapore del tutto particolare. E' il parere unanime di tutti coloro i quali hanno avuto la fortuna di prendere parte ad una delle maratone più affascinanti del globo. Domenica 20 aprile è andata in scena l'edizione numero 119 della storica corsa organizzata dalla B.A.A., la Boston Athletic Association. Sarà forse l'avvicinamento alla meta, partendo dalla periferia, solcando la campagna americana del Massachussets. Saranno le casette con giardino dei telefilm americani, i bostoniani con il barbecue acceso o quel clima di festa ed orgoglio patriottico tutto stelle e strisce che si respira appunto nel Patriot's Day, data in cui si corre la 42. «A Boston ho corso la mia decima maratona - conferma, a sette giorni dall'impresa Massimo Bertolani, modenese, avvocato di professione e runner per passione, che quest'anno ha corso la Boston Marathon per la prima volta - a quattro anni e mezzo dalla mia prima, nel 2010, che fu Reggio Emilia». Decima e quinta, delle sei complessive che compongono il ventaglio delle famose Big Six, le sei più importanti maratone in giro per il mondo. «Venivo dal 3h22' che mi è valso il personale, firmato l'ottobre scorso a Chicago - continua l'atleta tesserato per la Polisportiva Il Torrazzo - ho dedicato una preparazione intensa e molto accurata a Boston, strutturata su 10 settimane. Ci tenevo a concludere al meglio il mio personale tour americano: ora mi manca solamente Tokyo per concludere le sei Majors. Spero di riuscirci il prossimo febbraio». Boston si conferma una maratona tanto inebriante quanto fisicamente molto impegnativa. «E' stata senza alcun dubbio la mia maratona più dura - ammette il 51enne runner modenese - Un percorso mosso in tutta la sua durata, eccezion fatta per gli ultimi 500 metri. Come se non bastasse, quest'anno mi sono ritrovato a correre in una giornata con condizioni atmosferiche pessime: pioggia battente ed un vento gelido dall'inizio alla fine. Ciò nonostante, credo che sia stata la 42 che mi ha lasciato dentro maggior soddisfazione. Il percorso è stupendo, con la partenza da Hopkinton, appena fuori Boston ed il progressivo avvicinamento. Il passaggio alla mezza nei pressi del College di Wellesley, dove ci sono ad attenderti le famose studentesse con i cartelli "Kiss Me" e l'arrivo alle famigerate Newton Hills al 16° miglio».
Un crescendo emotivo ed atletico, scandito dall'arrivo al tremendo muro del 34° chilometro: «Ero transitato bene alla mezza, attorno all'ora e 40, poi ho accusato la stanchezza e dopo la Heartbreaking Hill, al 35° sono letteralmente scoppiato, trascinandomi di volontà fino al traguardo sul rettilineo della Boylston, congelato dal freddo, in 3h35'». 30.251 iscritti e 26.610 finishers, di cui 12.022 donne.
Numeri da capogiro, per un'organizzazione eccezionale ed un'atmosfera unica: «I bostoniani sono incredibili - conclude Bertolani - con il loro entusiasmo e la gratitudine che ti dimostrano miglio dopo miglio per il semplice fatto di essere lì, ad onorare una manifestazione che costituisce per loro motivo di orgoglio nazionale, a maggior ragione dopo gli attentati del 2013. Un'esperienza fantastica, assolutamente da ripetere». Oltre a Massimo Bertolani (3h35'33"), altri 4 modenesi hanno preso parte all'edizione 2015 della Boston Marathon: Maurizio Pirro (3h14'37"); Gabriella Casalgrandi (4h09'37"); Lolo Tiozzo (5h02'36"); Maria Grazia Zane (5h47'48").
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