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Acerbi: «Il mio libro vuole dare coraggio a chi ne ha bisogno»

Acerbi: «Il mio libro vuole dare coraggio a chi ne ha bisogno»

Presentato “Tutto bene”, scritto dal difensore del Sassuolo per raccontare la sua doppia vittoria sul tumore

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La maglia azzurra, il suo volto sorridente e un titolo, "Tutto bene", tanto semplice quanto efficace. La doppia vittoria sul tumore di Francesco Acerbi è diventata un libro, che il calciatore ha presentato ieri assieme al coautore, il giornalista Alberto Pucci e al dottor Paolo Minafra, medico sociale del Sassuolo che ha accompagnato, professionalmente e umanamente, il percorso clinico del calciatore. Una storia esemplare, raccontata in modo diretto e senza fronzoli dal calciatore, che, dopo qualche incertezza, ha scelto di racchiudere in un libro una vicenda umana che può aiutare tante persone che stanno giocando quella partita che lui ha vinto due volte. «Quando c'è una difficoltà - racconta il calciatore - si può fare soltanto una cosa: affrontarla. Bisogna farlo con coraggio: io ho sempre creduto di essere più forte della malattia, sono sempre stato positivo e non ho mai pensato di non farcela. Mi piace l'idea di trasmettere questa fiducia alle persone, non soltanto nel campo della malattia ma su qualsiasi aspetto della vita: non bisogna mai mollare, anche quando capitano dei problemi. Devo ringraziare tante persone, dal Sassuolo calcio a Di Francesco, i tifosi, il mio procuratore, la mia famiglia, il dottore: non voglio dimenticare nessuno, anche perché in quei momenti basta un sms a darti una mano». La prima diagnosi, l'intervento, la recidiva, la chemio, il ritorno in campo e al gol col Sassuolo e il sogno, realizzato, di indossare di nuovo la maglia azzurra. Dentro "Tutto bene" c'è la storia di Francesco Acerbi, un ragazzo innamorato come tanti del pallone e costretto a giocare contro un avversario più tosto di qualsiasi attaccante. «E' stato un lavoro di squadra - racconta il giornalista Alberto Pucci - lui raccontava e io scrivevo. Abbiamo cercato di dare un taglio divertente al libro, nonostante la serietà dell'argomento. Con Francesco ci siamo incontrati varie volte, s'è creato subito un certo feeling che ha reso più facile il lavoro e abbiamo cercato di rendere il suo slang, i suoi modi di dire e di raccontare con ironia anche i momenti più difficili». Tra questi, rivela il dottor Minafra, il primo a comunicare ad Acerbi la terribile diagnosi, l'inizio della chemioterapia: «Forse è stato il passaggio più duro. Ma è riuscito ad affrontare a modo suo anche quello. Dopo la prima seduta di chemioterapia mi ha portato qui al campo dove si allena il Sassuolo e mi ha costretto a fare una corsa... Io - racconta divertito il medico neroverde - dopo nemmeno due giri non gli stavo più dietro... Ci tengo a dire che l'atteggiamento di Francesco è stato fondamentale: ha creduto sempre nella guarigione e questa esperienza lo ha fatto crescere come uomo».

Una storia a lieto fine, che non trascura naturalmente l'impegno di Acerbi come testimonial per la ricerca: una parte dei proventi del libro sarà devoluta al Centro di oncobiologia sperimentale dell'Università di Palermo.

Giacomo Gullo

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