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Carpigiani e lancianesi sono tutti ‘castorizzati’

Carpigiani e lancianesi sono tutti ‘castorizzati’

Il mister biancorosso attrazione speciale ieri al Cabassi: «Sulla partita c’è poco da dire. L’affetto degli abruzzesi? Anche da loro non sono passato inosservato»

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CARPI. Non c'era partita più adatta per festeggiare, o meglio rimarcare, l'impresa sportiva compiuta da Fabrizio Castori. Il tecnico marchigiano a Lanciano ha scritto alcune tra le pagine più belle della sua carriera di allenatore e della stessa società frentana: quattro stagioni, due promozioni, uno spareggio per la Serie B, uno scudetto Dilettanti. Abbastanza per rimanere nel cuore dei tifosi rossoneri, che in curva l'hanno salutato con lo striscione "Lancianesi castorizzati". Ma le sorprese per il tecnico non sono finite qui: c'era anche un pullman da Belforte del Chienti, paesino vicino a Tolentino dove ha mosso i primi passi: «Il termine castorizzato - ci dice - nasce proprio a Lanciano ed era stato coniato per sintetizzare l'identità si una squadra che battagliava sempre e non si arrendeva mai. In quel periodo abbiamo tenuto una media punti altissima e giocato anche i playoff per la B. Ovvio che non sono passato inosservato da quelle parti. Tra l'altro la squadra di allora era capitanata da Luca Leone, che ora è direttore sportivo». Nel suo caso, perlomeno, questo Carpi Lanciano è riuscito a suscitare qualche emozione. Molte meno tra il pubblico, che però ha vissuto di rendita: «Sulla partita c'è poco da dire. Abbiamo cercato di fare la nostra parte ma l'avversario ha giocato chiuso per prendere il punto che gli serviva. Il gioco è sempre rimasto nelle nostre mani ma non siamo mai riusciti ad essere pericolosi. E' stata una partita di fine stagione senza storia ma noi abbiamo comunque provato a fare la nostra parte, anche inserendo esterni freschi a un quarto d'ora dal termine per provare a giocare. Non ci siamo riusciti». E' finita prima del tempo la partita di Modolo, all'esordio stagionale dal primo minuto: «Queste partite servono anche per far fare esperienza a chi ha avuto meno minuti nelle gambe. Purtroppo però può accadere che chi non è abituato ai ritmi partiti possa soffrirne. L'inconveniente di chi ha giocato poco è questo. Non hanno la struttura muscolare abituata a giocare a quei ritmi e possono subirne le conseguenze. Adesso vedremo l'entità del problema di Modolo, mentre per Sabbione, che ha giocato una buona partita in mezzo al campo, erano solo crampi». (f.g.)

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