Gazzetta di Modena

Sport

Carpi e quelle realtà costrette all’esilio

di Serena Arbizzi
Carpi e quelle realtà costrette all’esilio

In passato toccò al volley femminile con l’Universal che traslocò al PalaPanini

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“Carpi città dello sport” è uno slogan coniato negli anni scorsi dall’amministrazione comunale per sensibilizzare il più possibile i cittadini alla pratica sportiva. Eppure, più una società e una squadra salgono di eccellenza e conquistano vette di qualità e risultati, più sono costrette a fare i conti con l’esodo da Carpi.

In città le strutture atte allo svolgimento di varie discipline non mancano di certo e gli sportivi carpigiani pullulano. Tuttavia, a Carpi vige quella che si potrebbe definire la “maledizione del primo posto”. Ogni volta che un team riesce a piazzarsi a livello più alto è costretto a emigrare. Questo perché non esiste una struttura idonea alla massima categoria.

L’abbiamo visto nel caso della pallavolo con l’Universal costretta a insediarsi a Modena.

Da quando il Carpi Calcio ha iniziato a marcare la differenza, poi, è cresciuto il dibattito sul possibile adeguamento del Cabassi, fino a quando, non è stato certo che né Comune né la società avrebbero potuto e voluto accollarsi i costi degli interventi, facendo precipitare in un “cupio” dissolvi il progetto per rendere idoneo lo stadio alla serie A.

Ed è avvolto dalle stesse, profonde, nubi il progetto che dovrebbe permettere il rientro del Carpi tramite un adeguamento di capienza strutturato in tre step.

Ieri è stata la volta della prima squadra di pallamano, salpata ormai verso Cavezzo: non c’è un palazzetto idoneo in cui giocare e non lo sarà nemmeno la nuova palestra vicina alla scuola media di Cibeno. Chiuso in un cassetto del Municipio, intanto, c’è il progetto di un palazzetto al posto della vecchia piscina: arenato, per mancanza di investitori.

Non rimane che riporre le speranze nella Fondazione Cassa di Risparmio: dalle colonne del nostro giornale il presidente Schena ha lasciato intendere che sul terreno di via Mulini a Santa Croce potrebbe sorgere un impianto a vocazione sportiva. Che sia la risposta all’emorragia di eccellenze?

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