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Crespo: "Il mio Modena? Testa, gambe e cuore"

Hernan Crespo
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Hernan Crespo

Il nuovo mister: "Dovrà conquistare i tifosi con il gioco e la passione. La salvezza? E' l'obiettivo, ma mi conosco e non mi basta"

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MODENA. «La società mi ha chiesto una salvezza tranquilla, ma conoscendomi so già che non mi accontenterò». Basterebbe questa frase per capire il pensiero di Hernan Crespo. Poche parole in cui si comprime quasi un'ora di conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico del Modena (un anno di contratto più opzione per rinnovo biennale), che nel primo giorno in gialloblù colpisce subito per sicurezza e capacità comunicativa. Jeans blu e camicia bianca, risponde con grande cognizione di causa ad ogni domanda, senza scadere mai nella banalità, forse fatta eccezione solo per i ringraziamenti canonici: «E' un piacere ed un onore allenare il Modena, per questo ringrazio Massimo Taibi ed ovviamente Antonio Caliendo, che mi conosce fin da quando ero un ragazzino. Mi sono preparato tanto per sfruttare questa opportunità e spero di esserne all'altezza».

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Dopodiché le banalità finiscono nel dimenticatoio e con sguardo attento ascolta le domande e racconta se stesso e il proprio calcio: «Esistono cose come le radici culturali che non si possono cambiare: io sono argentino e da lì è iniziata la mia storia, in un calcio in cui la fase offensiva è fondamentale. Poi l'Italia mi ha adottato ed è qui che ho imparato il valore della difesa; non è un caso, infatti, che abbia deciso di prendere il patentino a Coverciano. Il mio calcio, quindi, è la fusione tra questi due mondi, un calcio in cui l'equilibrio è fondamentale. Il modulo? Non sto qui a dire 4-4-2, 3-5-2, 4-3-3 altrimenti facciamo del pallone un elenco telefonico, il modulo lo sceglierò in base alle caratteristiche dei miei giocatori, la cosa fondamentale non è lo schieramento, ma l'atteggiamento: dobbiamo sempre essere padroni del gioco».

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La mentalità è tutto: «Non ero un giocatore tecnico, se sono arrivato a certi livelli è perché avevo testa, cuore e gambe. Sono qualità che voglio riscontrare anche nei miei giocatori ed è così che cuciremo anche il rapporto con il pubblico. La gente ti sta accanto se vede intensità in mezzo al campo, ma per averla devi andare a 100 all'ora in allenamento, non ci sono altre scorciatoie».

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In carriera ha avuto la fortuna di essere allenato da grandissimi tecnici: «Se devo fare dei nomi Mourinho, Ancelotti e Bielsa, ma da tutti ho imparato qualcosa nel bene e nel male. È come quando ero giocatore: seppur il mio idolo fosse n, Van Basten ho sempre cercato di arrivare ad essere Crespo. Lo stesso farò da allenatore, sfruttando tutto ciò che ho imparato lungo il mio percorso e unendolo a quelle che sono le mie idee.

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So benissimo di essere un punto interrogativo per tutti, ma quando uno ci mette professionalità, impegno e determinazione difficilmente sbaglia». Anche se fare previsioni al momento è difficile: «Siamo un cantiere aperto. Con la società capiremo dove rinforzare una squadra di cui conosco pregi, la fase difensiva, e difetti, quella offensiva. Cionek e Granoche? Non mi piace parlare di singoli, ma è sotto gli occhi di tutti quello che hanno fatto l'anno scorso». Ancora qualche foto in mezzo al Braglia e poi via in macchina a perlustrare il ritiro di Fanano, perché Hernan Crespo ha una grande voglia di iniziare.

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