Traina: «Calcio offensivo e lavoro: non temo l’esordio»
È insolito vedere un tecnico così giovane sedersi su una panchina di una "prima squadra", figuriamoci in un campionato come quello d'Eccellenza. Giovanni Traina, 31 anni appena compiuti, è il volto...
È insolito vedere un tecnico così giovane sedersi su una panchina di una "prima squadra", figuriamoci in un campionato come quello d'Eccellenza. Giovanni Traina, 31 anni appena compiuti, è il volto nuovo del Formigine 2015/16 di Arginelli e Corrente. Personalità forte e capacità di lavorare coi giovani hanno convinto la società verdeblù ha scommettere su un esordiente.
Mister, alla sua età si corre ancora dietro ad un pallone, per quale motivo ha smesso così presto col calcio giocato?
«Mi dicevano che ero un calciatore promettente, poi quando me ne sono andato dal settore giovanile del Modena ho perso fiducia. Nei dilettanti ho giocato pochissimo; forse perché ho avuto allenatori incapaci… »
Il calcio dei grandi è molto diverso rispetto a quello dei settori giovanili; non si tratta più di crescere ed educare dei ragazzi, ma piuttosto di saper gestire un gruppo, si sente pronto per questo salto?
«Onestamente si. Sono entusiasta per questa nuova avventura, ma sono altresì convinto che non potrò gestire tutto da solo. La società dovrà supportarmi in questo progetto. Nella mia squadra voglio gente che mi segua e creda nel lavoro quotidiano. Ho trent'anni e tre figli, vivo fuori casa da quando ne ho diciotto; di esperienza ne ho da vendere»
A livello giovanile sono arrivate tante soddisfazioni; quali sono state le sue esperienze prima di arrivare a Formigine?
«Ho fatto tutte le categorie. Ho cominciato appena maggiorenne a Casalgrande coi "Pulcini", poi sono stato a Carpi e a Castelfranco, con una parentesi negli "Allievi" della rappresentativa di Modena. L'obiettivo è sempre stato quello di far crescere i giovani, alcuni di questi sono finiti in campionati professionistici, altri in prima squadra».
Qual è la sua idea di calcio? E cosa può dare Giovanni Traina a livello umano?
«Faccio un calcio offensivo e mi piace portare in area di rigore avversaria tanti uomini. Sono un fautore del 4-4-2, ma sceglierò in base alla caratteristiche dei giocatori che la società mi metterà a disposizione. Dal punto di vista umano sono un allenatore che sa ascoltare i giocatori quando hanno un problema, ma una cosa è certa: non prometto il posto a nessuno! Chi gioca deve guadagnarselo sul campo».
Rimettere insieme i pezzi di una squadra retrocessa non è mai facile, da quali pedine bisogna ripartire?
«Non faccio nomi. So che la società sta lavorando per fare una rosa molto competitiva. Arriveranno giovani in grado di fare la differenza e sono certo che sapranno integrarsi coi "vecchi" già presenti a Formigine l'anno scorso».
Che obiettivo si pone per questa stagione?
«È il mio primo campionato, ma io gioco sempre per vincere perché questa deve essere la mentalità. Poi, lo sappiamo, sarà il campo a parlare».
Tommaso Turci
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