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La mamma: «Mi ha già superata...»

La mamma: «Mi ha già superata...»

È figlia dell’olimpionica Auletta e del campione Piancastelli: «Orgogliosi di lei»

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Quando si dice “affari di famiglia”. Erika Piancastelli ce l’ha scritto nei geni: campionessa di softball. D’altronde con un papà e una mamma così, cosa poteva accadere?

Pier Andrea Piancastelli, colonna di Modena nei tempi gloriosi, è il papà. Loredana Auletta, 13 anni nella massima serie con le casacche di Bologna, Crocetta e Forlì, uno scudetto nel 1992 con la Mapier Bologna e le Olimpiadi di Sidney 2000 con l’Italia, è la mamma.

Cosa si prova, da ex atleti di alto livello, ad avere una figlia che ha raggiunto questo traguardo?

«Proprio da ex atleti sappiamo benissimo che tipo di bellissima esperienza questa sia e che tipo di sacrificio e passione richieda arrivarci. Qualsiasi tipo di sport le nostre figlie avessero deciso di scegliere di fare, sicuramente avremmo sperato che arrivassero a queste sensazioni e siamo felicissimi che Erika l'abbia fatto. Il fatto poi che sia con il softball e che significhi la medaglia europea dell'Italia, non è che la ciliegina sulla torta».

Cosa significa per voi lo sport?

«Lo sport è stato decisamente un elemento fondamentale delle nostre vite. Innanzitutto è stato lo sport a farci conoscere, quindi se la nostra famiglia esiste è quasi sicuramente per merito del baseball/softball. Poi ha indubbiamente formato la nostra crescita insegnandoci il concetto di squadra e di gruppo di amici che condividono passione, sacrificio per un obbiettivo comune».

Cosa avete detto ad Erika prima di questo grande salto con la nazionale maggiore?

«Ad Erika abbiamo detto la stessa cosa di quando ha iniziato l'esperienza del college: che è estremamente fortunata a praticare lo sport che ama ai massimi livelli, di assorbire più che può dall'esperienza ed in cambio dare il massimo impegno e rispetto in ogni momento e, soprattutto, di divertirsi più che può».

Anche se il softball è uno sport ritenuto di nicchia, come si rimane coi piedi per terra dopo un grande traguardo con la nazionale?

«Innanzitutto dobbiamo ammettere di essere estremamente orgogliosi di aver insegnato ad Erika il concetto di umiltà e, nonostante anche tutti i traguardi e premi ottenuti al suo primo anno di college, lei non ha mai mostrato di ritenersi superiore a chi gioca con lei. Poi le abbiamo sempre detto che ogni traguardo raggiunto non è che il punto di partenza per il prossimo e che un atleta non finisce mai di imparare e crescere».

Per sorridere: Erika è più forte di Loredana?

«Loredana è orgogliosa di ammettere che l'allievo ha superato il maestro».

Di chi sono i geni vincenti?

Piancastelli: «Le statistiche non mentono: una è andata alle Olimpiadi, l’altro no».

Auletta: «È un perfetto mix di entrambi».

Immaginavate questo futuro sportivo per lei?

«Non abbiamo mai imposto la scelta dello sport alle nostre figlie - Erika ha una sorella, Nicole - aspettando che fossero loro a scegliere quale fare e a che livello, ma diciamo che in segreto l'abbiamo sempre sperato. La cosa incredibile è che sembra che Erika abbia continuato il nostro percorso, ma in qualche modo sia partita già con tutta l'esperienza che noi abbiamo maturato negli anni. In un certo senso vediamo in lei una continuazione dei nostri sogni».

Se non vi foste trasferiti negli Stati Uniti Erika avrebbe potuto esprimere lo stesso potenziale?

«Essendo stati noi i suoi coach fin dall'inizio, diciamo che sicuramente le avremmo dato lo stesso tipo di supporto e insegnamento anche in Italia. La grandissima differenza rispetto alle atlete di softball italiane è il livello di gioco con il quale ci si confronta e, soprattutto, la quantità di partite giocate. Un atleta Californiana gioca in pratica tutto l'anno e, anche solamente nel campionato di scuola superiore si giocano tantissime partite in più di quelle giocate nel campionato italiano al massimo livello».

Mai pensato di tornare in Italia?

«Indubbiamente, nonostante siano già 14 anni che viviamo in California, la lontananza dalla famiglia e da Modena non cala, anzi. Mai dire mai».

Il ricordo più bello delle vostre carriere?

Piancastelli: «La promozione nella massima serie nel 1995».

Auletta: «Le Olimpiadi a Sidney nel 2000». (d.b.)

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