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Velasco, c’è sempre una prima volta

Velasco, c’è sempre una prima volta

Il tecnico guida al trionfo l’Argentina ai Pan American Games e aggiunge un’altra perla alla sua straordinaria carriera

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C’è sempre una prima volta, anche a 63 anni, anche quando pensi di aver vinto tutto, o quasi, e ti accorgi invece che ci sono pagine di storia da aggiungere al tuo personale libro del volley. Julio Velasco ne è la dimostrazione: una vita sulla panchina dell’Italia, i primi passi mossi con la sua Argentina, alla guida della quale è tornato per vivere un’altra sfida: portare i biancocelesti sul gradino più alto del podio.

Con questo spirito si è presentato a Toronto 2015, cioè ai Pan Amaerican Games. Un entusiasmo contagioso il suo, trasmesso a Conte (Facundo, non Hugo, il padre) e compagni fin dal giorno della presentazione dell’avvenimento.

«Ai Pan American Games ero stato solo come spettatore, questa è la mia prima partecipazione, l’atmosfera che si respira in un Villaggio di una grande manifestazione è sempre speciale. simile a quella dei Giochi Olimpici. Tutto è perfetto, funzionale, non ci resta che iniziare a competere».

Detto e fatto. L’Argentina del divino Julio passo dopo passo ha messo in fila tutti, fino alla grande vittoria contro un Brasile non in versione extra-lusso, ma pur sempre favorito e capace di portarsi avanti 2-1, 12-5 prima di essere rimontato dai ragazzi di Velasco.C osì, alla fine, il grande Julio ha potuto godersi l’inebriante sensazione del trionfo con i suoi ragazzi in biancoceleste prima di concedersi ai media di mezzo mondo e regalare ancora emozioni.

«Ho viaggiato il mondo grazie all'Argentina, ho conosciuto la pallavolo internazionale e mi sono allenato in un club come il Ferro Carril. Quando ho iniziato a essere qualcuno importante tutti mi conoscevano perché ero l'allenatore dell'Italia, ma dovevo qualcosa al Paese. Questa vittoria è qualcosa di diverso per me. Non è facile descrivere cosa ho provato quando è salita la mia bandiera. Mi sento molto italiano e non lo nego ora. Ma sono argentino, e vedere la mia bandiera sventolare e ascoltare il mio inno per una vittoria è la prima volta che mi succede».

Fabio Rossi

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