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Il Brasile continua a crederci: «Fra un anno gran festa a Rio»

RIO DE JANEIRO. Nel mezzo di una grave crisi economica e politica, il Brasile fa ufficialmente scattare il conto alla rovescia per le Olimpiadi, che si svolgeranno dal 5 al 21 agosto 2016 a Rio de...

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RIO DE JANEIRO. Nel mezzo di una grave crisi economica e politica, il Brasile fa ufficialmente scattare il conto alla rovescia per le Olimpiadi, che si svolgeranno dal 5 al 21 agosto 2016 a Rio de Janeiro. A un anno esatto dal via, nonostante qualche ritardo fervono i lavori per la costruzione degli impianti che ospiteranno i Giochi, mentre non si placano le polemiche sull'inquinamento dei bacini acquiferi. «Abbiamo investito negli atleti e nelle opere, siamo pronti», ha rassicurato la Presidente della Repubblica, Dilma Rousseff. Un discorso che, per toni e contenuti, ricorda da vicino quello usato in occasione dei Mondiali di calcio. «Il nostro popolo - ha aggiunto Rousseff - ha saputo costruire una delle nazioni più aperte del mondo con la sua capacità creativa, cordialità e solidarietà. È con questi valori che stiamo lavorando duro». E mentre una maxi-torcia olimpica è stata collocata sulla montagna del Corcovado, accanto alla celebre statua del Cristo, ha mostrato ottimismo anche il presidente del Comitato organizzatore, Carlos Arthur Nuzman, secondo cui Rio è preparata «al pari di come sono state le altre città». Gli eventi di Rio 2016 saranno raggruppati in quattro specifici poli con impianti diversi: Barra da Tijuca, Copacabana, Deodoro e Maracanà , 'hub' quest'ultimo che comprende anche l'altro stadio, l'Engenhao dove si allenavano gli azzurri di Prandelli durante la Confederations Cup del 2013 e che ora sarà prestato all'atletica. Eppure i problemi non mancano: la promessa di bonificare almeno l'80% della Baia di Guanabara - dove si svolgeranno le gare di vela e inquinatissima da decenni - non verrà mantenuta, mentre anche la linea 4 della metropolitana (che dovrebbe collegare la zona sud alla zona ovest di Rio) rischia di non essere consegnata in tempo. Un rapporto di Amnesty ha evidenziato che tra il 2005 e il 2014 oltre 5.000 persone sono state uccise dalla polizia militare.

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