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Schiavone, una leonessa tra le promesse di Serra

di Daniele Montanari
Schiavone, una leonessa tra le promesse di Serra

La campionessa ha parlato ai ragazzi impegnati nella Coppa Belardinelli «In carriera ho realizzato tanti sogni ma ho ancora voglia di pedalare»

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SERRAMAZZONI. È considerata la più forte tennista italiana di sempre, e averla ieri mattina al Centro tennis di Serramazzoni è stata davvero un'emozione grandissima per i ragazzi accorsi da tutta Italia in questi giorni per la Coppa Belardinelli, domani al gran finale. Del resto, Francesca Schiavone è già un mito a tutti gli effetti, vincitrice del Roland Garros 2010 e finalista l'anno successivo, è stata la prima italiana ad imporsi in un torneo del Grande Slam nel singolare, la vittoria più importante per il nostro tennis femminile nell'era Open.

E nonostante i tanti impegni, ha voluto fare visita ai ragazzi alle prese con il torneo per conoscerli e rispondere a domande e curiosità, insieme al presidente della SSD “Mario Belardinelli” Roberto Pellegrini, il direttore tecnico del centro Fit Antonio Rubino, il tecnico Martin Pereyra, il programmatore del centro Emanuele Nicolosi e ovviamente il gestore Giuseppe Schipano, direttore dello Ial. Ma senza ricette di vita o di sport: tutto è stato estremamente diretto e spontaneo. «Ho cominciato a fare attività a 10 anni – ha raccontato – un'oretta e mezza al giorno. Poi a 16 anni mi son resa conto che il tennis era il mio sogno: l'ho detto in casa e ho cominciato a scalare la mia strada». Che l'ha portata molto, molto lontano. Tra gli innumerevoli successi, un posto speciale ce l'ha sempre quello contro la russa Svetlana Kuznetsova agli ottavi degli Australian Open 2011 dopo 4 ore e 44 minuti: la partita più lunga di sempre nel tennis femminile. I ragazzi le hanno chiesto cos'ha fatto subito dopo: «Ero distrutta – ha ricordato – per fortuna mi hanno fatto trovare una vasca di acqua gelata in cui mi sono subito immersa. Avevo quattro unghie rotte: siamo stati lì due ore a bucarle, un'esperienza tremenda».

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A fronte di tanti tornei, inevitabile la domanda: «Sei superstiziosa? Hai portafortuna particolari?». «No – ha risposto – sono solo abitudinaria: nei 45 minuti che precedono un incontro faccio sempre le stesse cose». E poi: «Ti è costata tanto la tua carriera in sacrifici?». «Per me non esistono sacrifici – ha ribattuto – esistono solo impegni. E il tennis è il mio impegno di vita».

Il grande successo per lei è arrivato con il Garros a quasi trent'anni. Di qui la domanda sull'età, e la risposta emblematica: «Non credo che ci sia un'età giusta per essere al top, ognuno ha la sua strada. C'è solo un voglio farlo, voglio raggiungere questo mio sogno e pedalo, pedalo, pedalo. Io non mi sono mai alzata a chiedermi: oddio, quanti anni ho? E non lo faccio neanche oggi, perché se me lo chiedo dovrei smettere».

E poi foto su foto insieme a ragazzi e adulti, e autografi. «E' stato meraviglioso avere un personaggio come Francesca nel nostro centro – ha commentato il direttore Schipano – ha lasciato ai ragazzi un messaggio unico: la ringraziamo di cuore e speriamo che torni presto a trovarci».

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