Galloppa: «Modena, io come Pepito»
«Tre rotture del crociato, stesso destino di Rossi. Ma il calvario è finito, adesso voglio tornare ad essere un giocatore»
Domani ad Avellino non ci sarà, ma Hernan Crespo è già felice di averlo visto con il gialloblù sulla pelle, non più quello del Parma, ma quello del Modena, la squadra con cui Daniele Galloppa due giorni fa ha firmato il suo nuovo contratto. Non ci sarà in Irpinia perché lo staff tecnico ha previsto per lui un percorso personalizzato per aiutarlo a trovare la forma migliore, ma quella di domani è solo una delle 41 partite che attendono Galloppa e il Modena, un matrimonio sbocciato soprattutto grazie a Crespo, come racconta lo stesso centrocampista: «Non appena Hernan ha firmato con il Modena mi ha telefonato, chiedendomi se avessi voglia di ripartire dalla B. Gli dissi che avrei tenuto in considerazione la sua offerta, poi c'è stata quella del Toronto che, però, si è prolungata ed è saltata. Mi sono sentito spesso con Hernan e l'ultima chiamata decisiva c'è stata lunedì: il giorno dopo mi ha telefonato la società ed eccomi qua». Galloppa si riferisce a Crespo non con l'appellativo di mister, bensì con il nome di battesimo Hernan, i due infatti sono stati compagni di squadra a Parma: «E' una persona umile - spiega Galloppa - e che non ti fa mai pesare la sua carriera. Già quando si giocava si vedeva che pensava da allenatore e che questa sarebbe stata la sua strada: se sono qui è anche per lui e per il suo entusiasmo».
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«IO COME PEPITO»
Galloppa è stato colpito da tre rotture del crociato, ma ora è fiducioso: «Siamo in pochi ad essere passati attraverso un calvario del genere, io, Giuseppe Rossi e pochi altri. Ora mi sento bene e so che per la mia stagione sarà fondamentale la testa, perché dopo questo tipo di infortuni impari quando accelerare e rallentare. Quest'estate ho fatto 20 giorni con i disoccupati a Coverciano, ho svolto tre amichevoli e sono sempre stato bene».
«DI NUOVO IMPORTANTE»
La travagliata stagione nel Parma pesa sul morale di Galloppa: «Ci sentivamo calciatori in campo e sindacalisti fuori. Mi sono disamorato di tutto quello che c'è attorno al calcio, quindi non vedo l'ora di divertirmi in campo ed è per questo che ho scelto una serie B piuttosto che una A: restare nella massima serie per fare il rincalzo non avrebbe avuto senso, meglio scendere di categoria ma sentirsi nuovamente un giocatore.
«MASSIMA UMILTÀ»
«Mi riaffaccio alla B dopo 9 anni e lo faccio con la massima umiltà possibile, senza alcun senso di superiorità nei confronti dei miei compagni: non è il Modena ad aver bisogno di me, ma io del Modena. La B è ancora un campionato duro e difficile, in cui questa squadra potrà dire la sua, in silenzio e senza proclami. Il ruolo? Mezzala da sempre, ma mi piace anche fare il regista. L'importante è che io stia bene e possa dare un contributo al Modena».
Giovanni Balugani
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