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L’EVENTO»IL 22 NOVEMBRE AL PALAPANINI

Henri Leconte,52 anni, francese, è stato n. 5 del mondo, è uno dei protagonisti della Grande Sfida del 22 novembre a Modena. Il mancino è geniale a tennis, come Leconte? «Ci sono stati tanti mancini...

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Henri Leconte,52 anni, francese, è stato n. 5 del mondo, è uno dei protagonisti della Grande Sfida del 22 novembre a Modena.

Il mancino è geniale a tennis, come Leconte?

«Ci sono stati tanti mancini di grande talento, Laver, Connors, Vilas, McEnroe, Nadal, Muster. Giocano più d'istinto, con una tattica particolare, sicuramente sono più difficili da gestire di un destro. Mettiamola così: a me piace essere mancino».

Qual è stata la sua vittoria più bella?

«Quella contro Sampras nella finale di coppa Davis 1991 in Francia, battere un giocatore di così alta classifica che poi è diventato numero 1 e riuscirci in un match così importante, davanti alla tua gente, con in palio la Coppa, e contro pronostico, è stato straordinario. Indimenticabile».

Fu due volte un miracolo, era stato appena operato alla schiena…

«Ed era la terza operazione! Sembrava davvero finita. Yannick mi spinse a rientrare, mi convocò, mi fece preparare per il doppio, ma poi giocavo talmente bene che mi mise addirittura in singolare. Non potrò mai dimenticare quei giorni».

Non potrà dimenticare nemmeno i fischi di Parigi nella finale del Roland Garros 1988.

«Purtroppo sono cose che fanno parte della vita, li ho rimossi, ricordo solo i bei souvenir non i brutti».

Ma è vero che è stato squalificato per vedere un match di Adriano Panatta?

«Nel 1981, giocavo le qualificazioni qui agli Us Open e preferii vedere la partita di Adriano contro Vilas: la federazione mi squalificò, ma io adoravo come giocava. Ci allenavamo con lui, Barazzutti e Noah».

Ha già giocato in Italia, che ne pensa del nostro pubblico?

«Avete un pubblico meraviglioso, amate lo sport, il tennis, e i giocatori di carattere e personalità. In Italia mi adoravano».

Che cosa fa adesso Leconte?

«Lavoro con Eurosport, lancio il Tennis Padel che è tanto seguito in Spagna, ho un circuito mio, l'Henri Leconte tennis tour, gioco l'Atp Champions Tour, insomma, non mi annoio. Guardo tanto tennis: un tempo adoravo Panatta e Nastase, oggi Federer, è eccezionale».

Quali sono stati i match che avrebbe dovuto vincere e ha perso?

«Tanti, davvero tanti. La finale del Roland Garros contro Wilander, se vinco il primo set, il match può cambiare».

Ma cosa è successo?

«Giocavo bene, attacco ad oltranza, servizio-volée, attaccavo su qualsiasi colpo: facevo tutto io, il gioco e gli errori. Ho battuto Becker, ho battuto Chesnokov e Svensson. Ma ho perso la finale in tre set con Wilander: servii sul 5-4 nel primo set, accusai la pressione, lo persi 7-5, e addio».

Mats lo ritrova a Modena: che tennista è?

«Snervante».

John McEnroe?

«Il cattivo ragazzo».

Yannick Noah?

«Fuori del campo è un amico, dentro è una pantera».

Cosa si augura per il futuro?

«Spero da vecchio di essere come oggi». (d.b.)

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