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Gino Montecchi, cravatta al chiodo

Gino Montecchi, cravatta al chiodo

Dopo 44 anni (24 di presidenza) lascia la Lega Calcio Uisp. E si racconta...

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Una "militanza" Uisp lunga 44 anni, da quando nel 1971 cominciò a fare l'arbitro. E una presidenza della Lega Calcio tra le più longeve nella storia dell'ente del discobolo, dal 1991 al 2015.

Proprio quest'anno, però, Gino Montecchi ha deciso di "appendere la cravatta al chiodo", lasciando il proprio incarico al giovane Andrea Lucchi. Rimarrà in Uisp, come vicepresidente, ma non avrà più quel ruolo guida per il settore calcio che ha mantenuto per oltre vent'anni.

Montecchi, come è maturata la decisione di passare la mano?

"Da ormai cinque anni stavo verificando le disponibilità, alla ricerca di qualcuno che potesse svolgere questo importante ruolo in seno alla Uisp. Volevo avere la certezza che il nuovo presidente potesse dare un apporto migliore di quanto non avrei fatto io restando. La mia "campagna" in seno alla Lega Calcio era conclusa, così ho insistito per il cambiamento: all'interno del pianeta calcio sono cambiate tante cose, non mi riconosco più in tanti indirizzi e comportamenti che soprattutto dal mondo professionistico ricadono sui giovani. Proprio un giovane come Andrea Lucchi, con le sue capacità, può darci nuovo slancio".

Cos’era e com’era organizzata la Lega Calcio che ha preso in mano nel 1991? E cosa in questo lasso di tempo è cambiato?

"Quando arrivai a prendere in mano la responsabilità della Lega Calcio, dopo la lungimirante direzione di Terzo Fava, avevo a che fare con un settore già allora molto forte e di grande impatto. Il cambiamento più grande? Quello tecnologico, senza dubbio: nel 1991 era tutto basato sul volontariato, facevamo riunioni di sera o di notte, per concludere la stesura di calendari e comunicati si faceva tardissimo. Dopo 10 anni abbiamo cambiato radicalmente la struttura grazie all'avvento della tecnologia. Abbiamo aumentato esponenzialmente l'attività, grazie al volontariato e ai nostri valori di base: tutti hanno sempre dato una grande mano, anche quando si è trattato di imparare a usare programmi e software che per la mia generazione erano fantascienza. Nel 1992, poi, ci fu un primo passo epocale per la nostra Lega: ufficializzare, e allo stesso tempo rendere pubblico a tutti, il nostro comunicato, tramite le pagine, allora, della Gazzetta di Modena. Al tempo c'era molto da lavorare per compiere una "impresa" del genere, oggi il comunicato parte via mail e raggiunge chiunque lo voglia. I numeri poi sono aumentati tantissimo: sono nati i campionati di calcio a 5 e calcio a 7, la crisi ha attanagliato le squadre di amatori, ma il fiore all'occhiello sono e rimangono i campionati giovanili, che a tutt'oggi comprendono tra le 150 e le 180 squadre ogni anno".

Nei suoi 24 anni di presidenza, di cosa si può dichiarare pienamente orgoglioso e di cosa invece si rimprovera?

"L'orgoglio è quello di avere aumentato i legami col territorio e con le società sportive. Anche attraverso alcuni scontri, che poi si sono risolti in novità positive e in motivi di rilancio. Il rammarico è di non aver fatto tutto quello che mi sarebbe piaciuto fare quando avevo pensato a questo incarico da giovane: soprattutto riguardo le attività giovanili e i rapporti con le amministrazioni. Anche se i legami e i risultati ci sono stati, avrei forse sognato di poter raggiungere traguardi ancora più ambiziosi".

In tanti anni sono cambiati i rapporti con le istituzioni e tra i diversi enti. In meglio o in peggio?

"La politica è cambiata. In meglio o in peggio è difficile da dire: ma un tempo c'era un rapporto più franco e diretto. Oggi sono aumentate le normative e le restrizioni, mentre negli anni '90 c'era più libertà. La crisi ha aumentato le richieste anche dei privati: il mondo dello sport in generale e dell'associazionismo sportivo in particolare ne ha subito le conseguenze".

La Uisp sta guardando nel suo complesso al rinnovamento: nuovo il presidente provinciale, nuovo, e giovane, il responsabile della Lega Calcio. Cosa chiede a questa nuova generazione e come vede il futuro dell'associazione?

"Mi auguro che il futuro della Uisp sia legato ai giovani, sponsorizzo sempre le nuove generazioni e trovo indispensabile cercare di accrescerne le competenze. I giovani devono ascoltare e imparare prima di prendere decisioni che possono lasciare anche segnali negativi. Cercherò quindi, nel mio piccolo, di insegnare questo, vorrei fosse il mio lascito”.

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