Campioni per sempre: Giorgio Goldoni
Modenese doc, a quasi 61 anni è il punto di forza della Nazionale Veterani che si è laureata regina d’Europa in Francia
Un campione d’Europa al PalaPanini. Giorgio Goldoni, 4 scudetti, 9 anni in maglia gialloblù, non perde mail vizio: la vittoria è nel suo dna, da sempre. Lo capisci da come si muove al “Palazzo”, una foto ricordo con i giovani talenti della Dhl, uno sguardo intenso, quasi commosso ai pannelli dove è immortalato con gli altri campioni di un’epoca lontana, ma che non diventerà mai passato. Schiacciatore, grande tecnica, Giorgio Goldoni era ed è intelligenza pura in campo, uomo squadra in spogliatoio, soprattutto assolutamente decisivo.
«Serie A o Nazionale Veterani per me l’importante è vincere e soprattutto riuscirci divertendomi. Devo ammettere che a Nizza ci siamo divertiti molto: abbiamo battuto l’Ucraina, abbiamo ricevuto i complimenti dei russi dopo averli eliminati e alla fine abbiamo conquistato il titolo europeo Over 55. Per gente come me, Lanfranco e Dametto, tanto per citare qualcuno dei miei “giovani” compagni, non è poco davvero».
Di modenesi, tra i Veterans, in campo è rimasto solo lui: «Ferrari, Saetti Baraldi e Corato si sono presi una pausa di riflessione, ma a bordo campo c’è chi non molla, come Leo Novi, il nostro dirigente, e il dottor Marco Grandi».
Come si vive a 61 anni quasi compiuti il ruolo di posto 4 azzurro è presto detto: «Quando salti 40-50 centimetri è un bel risultato, la rete resta a 2,43, devi giocare in modo intelligente».
E se volete capire la passione del “nostro campione d’Europa” leggete qui di seguito.
«Due anni fa mi sono infortunato ad una spalla, ho deciso di operarmi subito ed oggi sono qui a godermi il titolo europeo».
Conquistato grazie ai suoi attacchi e alle sue difese.
«Grazie, ma è la squadra che si è meritata il trionfo: i russi ci hanno invitato il prossimo anno ad un super torneo che organizzeranno in Crimea, io sono già pronto a partire».
Giorgio Goldoni e la Nazionale, un bel rapporto che sembra non voler finire mai.
«Negli Anni 70 ho giocato un Mondiale in Messico e una Olimpiade a Montreal, a quei tempi era già una grande vittoria esserci».
Come era motivo di vanto vestire almeno per una volta la maglia della Panini.
«Mi ritengo fortunato: ho giocato con la Panini per 9 stagioni, ci sono arrivato giovanissimo, per me è stata una esperienza meravigliosa. Ho iniziato alla CdR, poi sono passato all’Invicta San Faustino e da qui a 16 anni alla Panini: il sogno di tutti».
Inevitabile qualche aneddoto, come quello legato alla finale persa con il Mapier nel 1985.
«Tutti pensavano che la finale fosse una formalità, anche prima di quella maledetta bella, in pullman, mentre andavamo da Modena a Reggio c’era chi discuteva su quale divisa mettere alla Domenica Sportiva, poi sapete come è andata a finire, cioè male. Fu un dolore così grande che decisi di smettere con la pallavolo, avevo solo 31 anni».
Prima però una avventura a Parma indimenticabile.
«Arrivai a Parma dopo 3 scudetti con Modena, ma qualcuno pensò che io fossi finito. Invece non era così: la prima stagione targata Veico non la potrò mai dimenticare, come il quarto titolo tricolore con la Santal di Kim».
E a proposito di segreti svelati ...
«La monetina che colpì Kim? Io giocavo a Parma e posso dirvi che fu ben gestita dai nostri dirigenti, Kim avrebbe potuto continuare a giocare».
Giorgio Goldoni, è il “modenese” per eccellenza.
«Credo che solo io e Pupo Dall’Olio possano definirsi modenesi dentro al 100%, sono nato in Centro Storico, laterale di via Taglio, e “Pupo”, se ricordo, non lontano da lì».
Modena nel cuore, sempre.
«Sì, quando giocavo a Parma il primo anno mi sentivo come un brasiliano, soffrivo di Saudade e quando ero triste tornavo di notte a fare un giro in centro in macchina. Allora si poteva, poi di nuovo a Parma».
Nella pallavolo non solo vittorie, ma anche tanti amici veri, che non scompaiono con il passare del tempo.
«Lanfranco, Dametto, Giulio Belletti, ma anche tanti altri, credetemi».
Tra i dirigenti, uno su tutti.
«Benito Panini, Giuseppe era più patriarcale, noi ragazzi giovani eravamo legati a Benito, lui viveva la vita di palestra con noi, una persona meravigliosa».
Capitolo tecnici.
«Anderlini, Piazza, Nannini, grandi, grandissimi, Paolo Guidetti nelle giovanili».
Modena, Parma per arrivare oggi a Milano.
«Ho fatto una scelta di vita alcuni anni fa, qui ho una figlia, Carlotta, 17 anni a cui sono molto legato. Se gioca a pallavolo? Certo che sì, ma al centro e adora Matteo Piano».
Infine i più forti di sempre.
«Dovrei citarne tanti, scelgo Luca Cantagalli come il “migliore”, mi bastò vederlo da ragazzino per capire che lo sarebbe diventato, lui è stato il giocatore perfetto».
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