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Il Coni si ravvede, Pietri è tra i grandi

di Davide Berti
Il Coni si ravvede, Pietri è tra i grandi

Dorando inserito nella camminata dei campioni di viale delle Olimpiadi: è stato Malagò a volerlo personalmente

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CARPI. A scegliere erano stati gli atleti. Evidentemente smemorati quelli di oggi se avevano lasciato fuori dalla Walk of Fame - o Hall of Fame - dello sport azzurro due leggende come Dorando Pietri e Alberto Braglia. Non perché sono di casa nostra ma, campanilismo a parte, è tutto lo sport a riconoscerli come tali. Fatto sta che nella prima stesura della camminata delle stelle lungo viale delle Olimpiadi i due modenesi mancavano.

C’è voluto l’intervento del presidente del Coni in persona, Giovanni Malagò, per metterci una prima pezza. L’onore della mattonella dei campioni nel cuore dello sport italiano è stato allargato, motu proprio del presidente, a Dorando Pietri. Modena e Carpi non possono che ringraziare.

L’assenza era troppo grossa per far finta di nulla, e alla prima occasione Malagò ha rimediato. È successo al termine della giunta nazionale del Coni dell’altro giorno, dove si è parlato dei premi al merito che a dicembre il Coni assegna, come da tradizione. E quando si è arrivati a parlare di riconoscimenti è stata fatta anche un’aggiunta alla Walk of Fame. In realtà più di una, poichè l’allargamento non riguarda soltanto Pietri ma anche Maurizio Damilano, Gianni De Magistris, Duilio Loi, Francesco Moser, Enrico Fabris, Armin Zoeggeler.

Salgono così a quota 14 il numero di stelle dell'atletica lungo la passaggiata di Viale delle Olimpiadi al Foro Italico, inaugurata lo scorso maggio e che comprende oltre 100 leggende che hanno fatto la storia dello sport azzurro. Questi gli altri dodici nomi dell'atletica, in rigoroso ordine cronologico: Ugo Frigerio, Ondina Valla, Adolfo Consolini, Giuseppe Dordoni, Abdon Pamich, Livio Berruti, Pietro Mennea, Sara Simeoni, Gabriella Dorio, Alberto Cova, Gelindo Bordin e Stefano Baldini, un altro che a Modena ha scritto un pezzo della sua e della nostra storia.

«Io non sono il vincitore della maratona. Invece, come dicono gli inglesi, io sono colui che ha vinto ed ha perso la vittoria». Così scriveva Dorando Pietri sul Corriere della Sera il 30 luglio 1908. Aveva ragione.

E come lui anche Harold Abrahams, campione olimpico dei 100 metri nel 1924: «Tale è il potere di una buona “story” che per ogni mille persone che conoscono il nome di Dorando, forse nemmeno una sarà in grado di dire chi fu il vincitore ufficiale della Maratona di Londra». Appunto, giusto che oggi tutti ricordino Dorano Pietri.

 

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