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Amatore vince alla lotteria la finale mondiale Ironman

di Filippo Franchini
Amatore vince alla lotteria la finale mondiale Ironman

La bella favola del 34enne vignolese Giulio Bortolani, uno dei cento sorteggiati Dopo 7 mesi di durissimi allenamenti porta a termine l’epica gara alle Hawaii

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"E adesso? Chi lo dice a Silvia?". Un flash immediato, davanti a quella mail che recitava più o meno così: "Congrats! You're going to Kona!".

Giornata ovattata per Giulio Bortolani in quel di Vignola, sul divano, con la febbre a trentanove. E' il 17 marzo del 2015, quando la notizia arriva a squarciare la sua giornata. E quelle a venire. Perché la dea bendata ha deciso di sorteggiare proprio il suo nome per regalargli un'avventura epica.

"Non ricordavo nemmeno più di aver partecipato alla Ironman Lottery, che metteva in palio la partecipazione all'Ironman di Kona - sorride il vignolese classe 1981, riavvolgendo il nastro di questo suo ultimo, intensissimo anno - l'acquisto del biglietto risaliva ad ottobre e la lotteria è su scala mondiale. Una cosa che si fa così, tanto per fare".

Più o meno. Perché fra i 100 sorteggiati in tutto il mondo (2 soli italiani), quest'anno c'è proprio lui. Il premio è da paralisi, per chi respira Triathlon. La finale mondiale del circuito Ironman, a Kona, Hawaii. Nella culla della triplice, dove tutto ha avuto inizio. L'Ironman supremo. L'appuntamento assoluto, cui ogni triatleta sogna un giorno di riuscire a prendere parte, almeno una volta nella vita. Perché proprio alle Hawaii è nata l'affascinante sfida del Triathlon sulla distanza Ironman: 3,8 chilometri a nuoto, 180 in bicicletta e 42,195 di corsa.

"Il primo pensiero è stato per la mia compagna e le mie due bimbe piccole - racconta il portacolori di Modena Triathlon - appena due settimane prima della notizia avevo deciso di disputare una stagione di basso profilo, giusto qualche olimpico per dedicare più tempo alla famiglia. Ho avuto veramente tanti dubbi, sull'essere in grado, fisicamente e mentalmente, di compiere un'impresa del genere e sulle ricadute in ambito familiare. Non si prepara un Ironman senza il supporto della propria famiglia ed in questo Silvia, per cui esiste solo il volley e che non ama troppo l'endurance, è stata eccezionale".

Poi la decisione: proviamoci. Già, proviamo, perché Giulio è triatleta amatoriale. Diversi sprint, qualche olimpico, un 70.3 all'Elba, ma completamente a digiuno di distanza Ironman.

"Proprio così - sorride il triatleta 34enne, consulente informatico nella vita di tutti i giorni - sembra incredibile, ma ho esordito in full distance proprio a Kona, nella finale mondiale. Ho iniziato per caso a fare triathlon, dopo un passato da tennista e pallavolista, prima di passare alla mountain bike. Pian piano ho finito per aggiungere qualche corsetta ed ho ricominciato a nuotare: mettere tutto insieme è stata la naturale conseguenza. La mia prima gara è stato il Triathlon Sprint di Gabicce (750 metri a nuoto, 20 km in bicicletta e 5 km di corsa) del 19 maggio 2013".

E allora la palla passa a Yuri Orlandi, tecnico e triatleta di Modena Triathlon. Le sue tabelle disegnano un percorso di preparazione tosto, iniziato a metà marzo. Sette mesi da tour de force, con picchi a luglio da 8/9 allenamenti a settimana: 3 uscite a nuoto, 2/3 in bicicletta e almeno 3 di corsa. Anche perché, va bene la lotteria, ma la postilla prevede che per gareggiare nell'Olimpo si disputi prima almeno una gara del circuito Ironman.

"Si inizia a convivere con le rinunce, con le alzatacce e le pause pranzo saltate. Con gli orari delle piscine a memoria e le previsioni meteo sotto mano - ammette Giulio - ho completato l'Ironman 70.3 di Pescara, il 14 giugno scorso, staccando il biglietto per le Hawaii, poi è arrivato lo sconforto ad inizio luglio, quando mi sono rotto una costola. Ho stretto i denti e ripreso gli allenamenti, sfruttando la pausa estiva per emulare parzialmente una vita da atleta: fino a 25 ore di allenamento settimanali. Conciliare famiglia e preparazione rimane la cosa più ardua".

Domenica 11 ottobre, finalmente, Kona.

"Non ero mai stato alle Hawaii, tanto meno da atleta. Condizione che molto probabilmente non si verificherà più - le sensazioni a caldo, con l'adrenalina ancora in circolo - L'esplosione del colpo di cannone al via è stato qualcosa di indimenticabile. La consapevolezza di dover dare il massimo, in un'occasione unica, per fissare l'ultimo mattoncino di un percorso lungo mesi".

12 ore, 9 minuti e 48 secondi per entrare nella leggenda. 1h28'43" trascorse a mollo nell'oceano, 6h14'24" a pedalare senza sosta e 4h05'21" per portare a termine la maratona e diventare ufficialmente un "#ITA Finisher Kona". Unico modenese dei 27 azzurri 2015, nuovo record per l'Italia dopo i 19 del 2009.

"Una soddisfazione immensa: il giro di boa nella frazione in bici al termine della salita verso Hawi, il temporale all'improvviso, la crisi al 16° della maratona sulla salita di Palani Road - ripercorre le tappe di una gara fantastica, Giulio - poi quel cartello fra la folla "Pain is temporary … finish is forever", che mi ha dato la carica, girandomi in testa fino al traguardo. Fino a quando ho potuto sventolare la bandiera che ho portato con me per tutta la maratona, con Silvia, Sofia ed Aurora impresse sopra. Il mio primo pensiero è stato per loro e per nonna Francesca, che se n'è andata proprio due giorni prima della mia partenza per Kona".

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