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Mihajlovic: «Il modulo del Milan? Ciò che conta è la fame di vittoria»

Mihajlovic: «Il modulo del Milan? Ciò che conta è la fame di vittoria»

L’allenatore rossonero e la delicata trasferta nella tana del Torino: «Abbiamo diversi problemi Emotivamente siamo un po’ deboli ma non ho dubbi: usciremo da questa situazione»

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Sinisa Mihajlovic potrebbe cambiare il modulo del Milan o mantenere il 4-3-1-2 che per sua stessa ammissione «ha diversi problemi». Alla vigilia della trasferta col Torino non offre certezze, a parte una: «Farò di testa mia e mi prenderò tutte le responsabilità» ha messo in chiaro il serbo che riprende il suo campionato dopo due sconfitte di fila e due settimane a fare i conti con una sosta che «è arrivata nel momento sbagliato» e negli ultimi giorni ha riservato indiscrezioni sui presunti suggerimenti tattici del presidente Berlusconi.

Praticamente l'allenatore ha avuto solo due allenamenti (l'ultimo sotto gli occhi dell'ad Galliani) con la squadra al completo («Balotelli ha ancora la pubalgia, spero rientri lunedì») per sperimentare eventuali transizioni al 4-4-2 o al 4-3-3. «Ma chi lo dice che cambierò? Ho letto che il club mi avrebbe chiesto di cambiare modulo: io parlo con Berlusconi e Galliani ma le scelte tattiche e tecniche dipendono solo da me - ha tagliato corto il serbo -. Chi ha scritto queste cose non mi conosce. Con il modulo usato finora ci sono diversi problemi, vediamo se è il caso di cambiarlo ora o dopo. Se cambio modulo e vinco faccio bene, se cambio e perdo faccio male, se non cambio e perdo dovevo cambiare: una cosa è sicura, faccio di testa mia e mi prendo tutte le responsabilità». Per Mihajlovic, inoltre, «non è il modulo che fa vincere le partite: se si va in campo senza la fame di vittoria non c'è modulo che tenga». Un messaggio chiaro alla squadra, perché «la cosa più importante è la testa» e finora i suoi giocatori si sono dimostrati «emotivamente un po’ deboli. Ma lavoriamo tanto e non posso dire nulla ai ragazzi per quanto riguarda l'impegno. Io sono convinto che usciremo da questa situazione». Fin qui non si è ancora visto un Milan con il coltello fra i denti e l'ex allenatore della Samp ha ammesso che pensava «di risolvere i problemi prima: ci vuole ancora più tempo ma ci riusciremo, non ho dubbi». Il tutto tenendo bene in mente che «chi allena una grande squadra ha meno tempo: senza risultati a lungo non può restare. Ma chi pensa che io possa mollare non mi ha mai incrociato, quel verbo non esiste nel mio vocabolario».

Un'altra rivendicazione di indipendenza e sicurezza di sé da parte di un allenatore «stimolato» dalle pressioni con cui si convive nel calcio italiano. «In Serbia rischi anche le botte... Noi allenatori siamo i primi responsabili di tutto, se fai risultati sei il più bravo, se non arrivano - ha concluso testualmente il tecnico - sei una mezza sega». Per ora il bilancio è di 3 vittorie e 4 sconfitte, se non è già crisi lo sarebbe di sicuro in caso di quinto ko a Torino.

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