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Wilander: «Modena mi ha portato fortuna...»

Wilander: «Modena mi ha portato fortuna...»

Il campione svedese protagonista de “La Grande Sfida” ricorda la vittoria a Serramazzoni negli Europei junior: «Vorrei tornarci, da lì iniziò tutto»

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Mats Wilander, 51 anni, svedese, ex numero 1 del mondo, ha vinto 7 titoli di singolare del Grande Slam (tre Roland Garros, tre Australian Open e un Us Open), nel 1988 ha sfiorato il Grande Slam, perdendo nei quattro Major solo a Wimbledon; ha vinto anche 3 volte la coppa Davis. Già coach di Safin, Ferreira, Mathieu e della Golovin, oggi è il commentatore di punta di Eurosport e sarà tra i quattro protagonisti che giocheranno a Modena il 22 novembre la finale de “La Grande Sfida” con Leconte, Noah e McEnroe.

Sembra incredibile ma Modena può dire di avere visto crescere il talento diMats Wilander, di averlo tenuto a battesimo. Era il 1981: il 2 giugno a Serramazzoni vinse la finale dei campionati europei juniores.

Aveva 16 anni, che ricordo ha di quella vittoria?

«Era il 1981. L’anno prima avevo già vinto tutto tra i miei coetanei e quell’anno continuai anche con chi era più grande di me: Serramazzoni, Roland Garros junior. In Italia vinsi il singolare e il doppio insieme a Nokke (Nystrom). Subito dopo arrivai al terzo turno di Wimbledon tra i pro, e a Bangkok giocai la prima finale del circuito».

Ha qualche ricordo di quei giorni a Serramazzoni?

«Tempo fa ho visto una mia foto dell’epoca mentre osservo un inserviente che pulisce i campi dai peli che lasciavano le palline. Mi piacerebbe tornare a Serramazzoni, su quei campi, a rivedere quei posti. Magari sarà possibile. È uno dei motivi per cui torno volentieri a Modena».

Un anno dopo vinceva il Roland Garros, possiamo dire che la nostra provi ncia l’ha tenuta a battesimo?

«Beh, sì! Il 1982 è stato l’anno del successo a Parigi, il più giovane di sempre. Vinsi anche altri tre tornei chiudendo al numero 7 del mondo».

Tra i tennisti italiani ricorda Paolo Canè in coppa Davis?

«Paolo Canè mi ha battuto a Cagliari, certo, ricordo molto bene lui, non ricordo se l'Italia vinse poi tutto il match. Sì? Io cominciavo a scendere un po' in classifica, e Canè era un buon giocatore, molto pericoloso, in Davis era anche migliore - quando qualcuno gli parlava, il capitano gli stava vicino - e non faceva così il pazzo».

Il pubblico italiano le ha sempre riservato grandi accoglienze.

«La gente mi chiamava “Grande Wilander”, ed è l'unico posto al mondo dove mi hanno chiamato così. Non so che cosa gli piacesse davvero di me. Non ho mai giocato tanto bene a Roma, anche se ho vinto una volta. So che al pubblico piaceva Bjorn Borg, e piacevano gli svedesi, i calciatori, Stromberg, Brolin, e in generale gli atleti scandinavi. Perché erano biondi».

È mai stato a Modena?

«No. So che a Modena c'è la Ferrari e spero di poterci andare. Non ne ho mai avuta una. Quand'ero giovane mi piaceva la velocità, avevo una Porsche e andavo in giro per i tornei d'Europa. Ma ora basta con la velocità».

Guardiamo i suoi avversari di Modena. Chi è per lei Henri Leconte?

«Incredibile tennista, fantastico talento naturale, sensazione di gioco, tecnica e braccio come Federer. I n campo e fuori ha sempre un'attitudine “easy going”, è un po' pazzo ma non quanto pensa la gente. Tu non sai che cosa farà dopo, ma lui lo sa ed è sempre divertente vedere una sua partita o parlare con lui».

Chi è Yannick Noah?

«E' molto calmo, controllato, fino a che non è davanti alla gente. Ma quando c'è qualcuno che lo guarda diventa pazzo, come quando suona musica, non è più timido, è molto divertente quando gioca a tennis. Quando ci giocavo contro non era divertente, ma poi ho scoperto questa sua qualità».

Chi è John McEnroe?

«E' divertente, ma dipende dalla situazione. Ha una buona luna con gli amici, gli piace molto l'Italia, e quindi è molto ben disposto verso gli italiani e le gare in Italia. E' una persona molto interessante, anche come tennista: quando ci giochi contro, capisco che la sua testa, il suo cervello, stanno sempre analizzando ogni cosa. Lui pesa l'avversario, il suo tennis, i movimenti: è il miglior cervello tennistico del mondo».

Davide Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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