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Arriva il Giro, ma la storia è Giacobazzi

Arriva il Giro, ma la storia è Giacobazzi

Ciclismo. Un incontro riunisce la famiglia con le vecchie glorie del team rossoblù

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Il passaggio a Modena del Giro nel 2016? «Con quei saliscendi sarà un percorso molto duro». Parola di Francesco Moser. Il ciclista più vincente della storia italiana era a Nonantola sabato scorso. L’ex atleta trientino è stato ospite di Villa Giacobazzi in occasione di un salto indietro nel tempo. Un incontro tra vecchie glorie del pedale che hanno partecipato a gare nazionali e internazionali con i colori rossoblù del Gruppo Sportivo Giacobazzi. Un’atmosfera sospesa tra passato e futuro in cui c’erano sportivi e politici. «Anche a Nonantola ci stiamo preparando al Giro d’Italia - ha garantito il sindaco, Federica Nannetti - organizzando percorsi nei nostri luoghi culturali. Sosteniamo le nostre eccellenze sportive, tra cui il ciclismo». L’ultimo ciclista a ottenere un risultato importante con il Gruppo Sportivo è stato Marco Pantani. Il Pirata conquistò il Giro d’Italia Dilettanti nel 1992 prima di passare al professionismo. Potrebbe rinascere la squadra? «Perché no?», ha risposto Alberto Giacobazzi, figlio del padrone di casa Antonio e amministratore delegato di Donelli Vini. Più prudente il fratello Giovanni, responsabile commercio estero dell’azienda. «Bisogna fare i conti con le risorse finanziarie e di tempo - ha spiegato il secondo - si può fare, ma non nel breve periodo». «Il merito del Gruppo Sportivo è stato di mio fratello Giancarlo», ha riconosciuto Antonio Giacobazzi. Tra i 345 atleti tesserati c’è stato anche un ciclista modenese che ha vinto l’oro olimpico a Los Angeles 1984. «Avevo iniziato appena l’anno prima - ha ricordato Claudio Vandelli, vincitore della 100km nella rassegna a cinque cerchi - non avrei mai pensato di raggiungere quel risultato. Con il ciclismo ho imparato a fare sacrifici, scoprendo i valori importanti nella vita». «Allora c’erano davvero i capitani», ha detto Michele Paletti, anch’egli ex ciclista geminiano. «Oggi è cambiata la gioventù - ha riconosciuto Marino Amadori, ex rossoblù e commissario tecnico della Nazionale Under 23 - ai nostri tempi si facevano più sacrifici». Non che lo sport fosse forse più pulito. «Il doping c’era anche allora - ha detto Pierluigi Fabbri, celebre per le sue scalate - e più che adesso». «Si faceva una gran fatica - ha replicato Giuseppe Solfrini - ma quando si vinceva la gioia era immensa». L’ultimo è stato indicato da uno dei fondatori del GS Giacobazzi come uno dei più grandi talenti mancati del ciclismo. «Avrebbe potuto fare strada - ha sostenuto Renzo Corradi, tra i fautori del Gruppo Sportivo - ma ha scelto gli studi. Siamo partiti con un gruppo di amici in una parrocchia. Non ci saremmo mai aspettati risultati del genere». «Era tra le società migliori italiane - ha tributato Moser - ricordo sia i fratelli Vandelli sia Pantani. Credo che l’errore con Marco sia stato di non permettergli di tornare a correre subito».

Gabriele Farina

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