Carnevali: "Un derby così in A è un orgoglio"
L'ad neroverde: "Noi e biancorossi siamo il nuovo che avanza, due progetti vincenti nati in piccole realtà"
SASSUOLO. C'è un derby che affascina da sempre, ma che quest'anno verrà vissuto in tono minore, non tanto per l'aspetto sportivo, quanto per quello della passione e del calore per lo sciopero delle due tifoserie: è un classico della serie A, è il derby della Capitale tra Roma e Lazio che domenica alle 15 si affrontano per la 145esima volta in campionato. A 450 chilometri di distanza si gioca, invece, un derby assai particolare e inedito e che ancora prima del fischio d'inizio ha conquistato un record: quello tra Sassuolo e Carpi sarà il primo tra due Comuni non capoluogo della stessa provincia. «Non può che essere un orgoglio per le nostre società - spiega l'amministratore delegato del Sassuolo Giovanni Carnevali ai microfoni di Tv Qui - aver raggiunto tale traguardo nella massima serie. Rappresentiamo la novità del calcio italiano e mi auguro che il Mapei Stadium sia teatro prima di tutto di una festa sportiva sugli spalti, in cui ci siano tantissimi spettatori a celebrare la sfida tra Carpi e Sassuolo e che, soprattutto, la partita sia divertente, perché il calcio è pur sempre uno sport». C'è anche l'aspetto tecnico: «E' una sfida che nasconde delle insidie, il Carpi ha riabbracciato Castori, un ritorno che ha portato grande entusiasmo in casa biancorossa, un fattore da tenere in considerazione. L'importante, però, è che il Sassuolo scenda in campo con le giuste motivazioni, è questo il segreto e la molla che ci permette di raggiungere gli obiettivi». Nel corso della lunga chiacchierata in cui si parla anche di infrastrutture («I frutti dell'acquisto del Mapei Stadium si vedranno nel futuro» e «Non posso parlare della querelle Braglia perché non ne conosco i dettagli») e del governo del calcio italiano («Il management è fondamentale per crescere»), l'ad neroverde esalta Di Francesco: «Credo che il suo pregio migliore sia quello di garantire un elevato standard di gioco alla squadra, un obiettivo che raggiunge valorizzando i giovani che la società gli mette a disposizione. Sono tanti gli under che hanno esordito e che sono stabilmente nelle rotazioni del tecnico, ma ne mancano ancora alcuni, come Pellegrini». Infine una battuta su Berardi: «Vederlo all'Europeo sarebbe un orgoglio».
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