Maria Pia Paganelli, una ‘prof’ modenese di corsa a New York
Ha 43 anni, dal 1996 risiede in pianta stabile negli USA Sette maratone all’attivo, quattro nella Grande Mela
SAN ANTONIO (Texas). Fra i 62 modenesi che hanno corso quest’anno la New York City Marathon, solo una ha volato verso ovest, nei giorni seguenti, per tornare a casa. Nessuna rotta non convenzionale. Il fatto è che Maria Pia Paganelli, modenese doc 43enne, ha smesso da anni di chiamare casa la natìa Modena. Per lei, che dal lontano 1996 risiede in pianta stabile sul suolo americano, casa è ora San Antonio, Texas. Quasi 2.500 chilometri a sud-ovest di New York. Maria Pia è una modenese a stelle e strisce, una di quei talenti che portano la Ghirlandina nel cuore, ma che ormai gli Stati Uniti hanno irrimediabilmente stregato e a dovere valorizzato.
«E’ iniziato tutto nel 1996, quando ho iniziato il dottorato in Economia alla George Mason University, in Virginia, appena fuori Washington, DC – racconta la maratoneta modenese, ripercorrendo le tappe del suo approdo negli USA – era il 13 maggio, per l’esattezza. Venivo dalla laurea in Economia Politica conseguita in Cattolica a Milano, da Modena ero partita nel 1991, dopo il diploma al Liceo Scientifico Wiligelmo. Ero arrivata in America con l’obiettivo di un master, ad essere sinceri, ma mi hanno convinta a puntare in alto ed è stata la mia fortuna».
Pochi, decisivi dettagli, per comprendere che quel soggiorno americano si sarebbe tramutato in una permanenza con sfumature molto poco transitorie.
«La scintilla è scattata quando i miei professori, inclusi tre premi Nobel, si sono presentati usando il solo nome di battesimo, invitando peraltro anche me ad utilizzare solo quello – scherza Maria Pia – poi ho scoperto che qui si poteva comprare un paio di scarpe, portarlo a casa, provarlo con il vestito giusto e, nel caso in cui non andassero bene, riportarle indietro e vedersi restituire i soldi. E non ho avuto più dubbi».
Un percorso di studio inebriante concluso nel 2001, prologo all’avvio dell’avventura newyorchese, poco prima che l’11 settembre arrivasse a scuotere il pianeta.
«Sono approdata alla Yeshiva University di New York, con un incarico di insegnamento che era adrenalina allo stato puro – continua Maria Pia – sono rimasta lì per nove anni bellissimi, prima di assumere un nuovo incarico alla Trinity University di San Antonio, Department of Economics, dove sono tuttora».
La voce arriva squillante dallo schermo, facendo il paio con un sorriso contagioso, senza ombre. Sullo sfondo, la libreria del suo ufficio da Associate Professor of Economics, il nome ricorrente di Adam Smith. La luce che entra dalla finestra è intensa e calda: quella dell’inverno texano.
«Qui fa sempre caldo, anche d’inverno, ora ci sono 70 gradi Fahrenheit, per dire – circa 21 gradi Celsius – Amo il mio lavoro. Qui a San Antonio insegno Storia del Pensiero Economico, Diritto, Macro e Microeconomia, diverse materie. Lo adoro ed è lo stesso sentimento che ho ritrovato, colpendomi moltissimo, negli americani. Di loro mi piacciono la diversità e l’accoglienza».
C’è un’altra cosa che la professoressa modenese ha imparato ad amare negli Stati Uniti: la corsa.
«Ho iniziato a correre qui nel 2003. In Italia, sembra strano, ma non ho tuttora mai corso – sorride Maria Pia – Avevo appena cominciato a lavorare a New York e guardando i runners della maratona mi sono detta: “Prima dei 40 anni voglio correrla anche io!”. Ho comprato un paio di scarpe e con una fatica bestiale ho cercato di alzarmi presto la mattina e andare al parco a correre. All'inizio pensavo di morire, correre mezzo miglio mi lasciava stremata, poi, mezzo miglio alla volta, sono riuscita a correre abbastanza per portare a termine 7 maratone».
L’esordio, ovviamente a New York, nel 2010. Poi altre tre volte sotto la Statua della Libertà, l’ultima delle quali due settimane fa, in 4h00’28”; nel mezzo, il personale di 3h42’ firmato a Reykjavìk, Islanda, nel 2014, la 42 di Edimburgo nel 2013 e la parentesi di Orchid Island, Taiwan, l’estate scorsa.
«Mi sono guadagnata il diritto alla New York City Marathon disputando nove corse del New York Road Runners Club e svolgendo servizio da volontaria in un’altra. La corsa mi rilassa, mi dà energia e mi aiuta ad affrontare meglio la giornata. Per me le maratone sono esperienze allo stesso tempo brutalmente individualiste e puramente altruiste. Individualiste perché per me esisto solo io: nessuna telefonata, niente email e nemmeno studenti. Allo stesso tempo, si trova spesso qualcuno con cui condividere il passo e si corre insieme. E’ un aiuto gratuito: si dà e si riceve. Due cose adoro di New York: gli spettatori e "Achilles." Solo a New York ci sono due muri di persone lunghi quasi 26,2 miglia: oltre un milione di persone. Un tifo cosi c'è solo qui. "Achilles" invece è un servizio di volontari che aiuta a correre persone che non riescono a farlo da sole: esempi di umanità, dichiarazioni viventi della bellezza umana!».
Nel prossimo futuro di Maria Pia, c’è la Rock ‘n’ Roll di San Antonio il 6 dicembre, giusto prima di tornare a Modena per Natale.
«E’ una bella corsa, ci sono sia la mezza che la maratona – conclude Maria Pia – io correrò la 21 chilometri con gli studenti universitari, molti dei quali non ne hanno mai corso una. Mi alleno con loro nel semestre autunnale e li accompagno alla meta. A me la corsa ha dato tanto, è un modo per restituire qualcosa. Poi tornerò a casa, a trovare mamma Luisa e babbo Zeno: sono meravigliosi, la cosa che mi manca di più di casa. Senza il loro supporto ed il loro incoraggiamento, non avrei realizzato nemmeno un centesimo di quello che sono».
Un ritorno a tempo, tuttavia, perché Maria Pia è molto chiara sulla natura del suo rientro a Modena.
«Solo in vacanza …».
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