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McEnroe ancora numero 1: «Modena, sto arrivando»

McEnroe ancora numero 1: «Modena, sto arrivando»

Si avvicina l’evento del 22 novembre e il campione presenta La Grande Sfida: «Nel 1984 il mio anno migliore. Wilander è mentalmente il giocatore più forte»

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John McEnroe, 56 anni, statunitense, è stato n. 1 del mondo sia di singolare e doppio, ha vinto 77 titoli di singolare (fra cui 7 Slam), 71 di doppio (8 Slam), e cinque coppe Davis. Sarà lui una delle stelle di Modena il prossimo 22 novembre al PalaPanini (con Wilander, Noah e Leconte, corsa ai biglietti su ticketone.it, inizio dell’esibizione a Modena alle ore 16).

L’anno scorso ha dato spettacolo a Genova e Milano, quest’anno a Modena e Verona: sta facendo il giro d'Italia.

«A me piacciono l’Italia e gli italiani, e a voi piaccio io. Penso di aver giocato a Verona, ma tanti anni fa, e sono contento di tornarci. A Modena non credo, o comunque non mi ricordo. Se sarà come lo scorso anno, sarà comunque fantastico, in qualsiasi città. Sono rimasto sorpreso, piacevolmente sorpreso dall’energia della folla. Quindi speriamo di avvicinarci anche solo al calore degli anni scorsi. Stiamo arrivando... Decisamente è stato sorprendente per noi vedere la folla così coinvolta».

Qual è stato, da professionista, il miglior McEnroe di sempre?

«I migliori match che ho giocato, almeno per quel che riguarda la qualità del mio tennis sono probabilmente quelli del 1984. Addirittura in tornei Atp, dove ho giocato meglio che a Wimbledon, come a Bruxelles dove per tutto il torneo ero “in the zone” e sentivo che non potevo fare nulla di sbagliato. È una sensazione che non avevo mai provato prima. È stato come se finalmente avessi raggiunto quel livello a cui avevo sognato di poter arrivare, la congiuntura perfetta. E per la maggior parte di quell’anno ho giocato ad un livello molto alto. Quindi, in termini di qualità del mio tennis, quello è decisamente l’anno migliore dal quale poi posso tirar fuori alcuni match, come la finale di Wimbledon che vinsi 61 6-1 6-2 contro Jimmy Connors. Alzando ancora il mio livello di gioco anche se lui sembrava un po' “piatto”, non il miglior Connors».

Quale grande campione del passato avrebbe voluto affrontare?

«Mi sarebbe piaciuto affrontare Laver, anzi, non so se avrei veramente voluto, perché era il mio idolo, quindi... Avrei piuttosto, mi sarebbe piaciuto giocare contro Lew Hoad perché mi era stato detto che quando era al top era addirittura più forte di Laver, e non l’ho mai visto».

A Modena e Verona giocherà contro Mats Wilander, che giocatore è?

«È il giocatore mentalmente più forte che abbia mai incontrato, l’esempio perfetto di ciò che cerco di insegnare alla mia “Academy” a New York. Ovvero qualcuno che non ha “battuto se stesso” quasi mai, su nessuno punto giocato, ma è così freddo e compassato che innervosiva l’avversario, senza fare nulla che potesse spazzar via dal campo».

Ci sarà anche Henry Leconte.

«È uno che definirei, in una sola parola, “matto”. Ma matto può voler dire un sacco di cose, sia positive che negative. Nel suo caso, era ed è tuttora bravissimo a diventare estremamente “caldo”, e quindi diventa più difficile affrontarlo».

Avrà di fronte anche Yannick Noah, neo capitano di Coppa Davis.

«Con lui risaliamo ai tempi dei tornei junior… All’epoca mi pareva addirittura “esagerato”. Mi dicevo: “Oh, mio Dio, guarda questo, è come una statua. Bellissimo”. E mi chiedevo: “Perché non posso essere nemmeno vicino (intende fisicamente) a uno così?”».

SuperMac è ancora il numero 1 del tennis.

«Per il mio look. Perché sono bello... No, scherzo, perché via via che un invecchia penso sia più facile guardare i suoi lati positivi. O forse vedono un lato diverso di me che non vedevano prima. Poi c'è l’apprezzamento di com’era in passato. Quelli erano tempi emozionanti per il tennis, soprattutto per noi americani e penso lo fossero anche in Italia. Ero sulla prima pagina di tutte le sezioni sportive, ne parlavano tutti diventava sempre più popolare. È una cosa che non abbiamo più. E come il tennis in Italia, non è più la stessa cosa di quando Panatta vinceva il Roland Garros. Per un periodo è sembrato che ci fosse un vero e proprio declino negli italiani, anche se recentemente le ragazze hanno fatto benissimo, guarda solo questa finale di New York fra due italiane... Anche noi abbiamo avuto i nostri momenti bui come pure altri Paesi, basta guardare la Svezia. Ma abbiamo molto da lavorare ancora».

John McEnroe ha ancora dei sogni inespressi?

«Il mio sogno? È che le cose possano continuare così ancora a lungo».

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