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Pasciuti: «Gli ultimi quattro mesi sono stati i più duri»

Pasciuti: «Gli ultimi quattro mesi sono stati i più duri»

Ha il Carpi ormai nel sangue, come certificano i suoi otto anni in biancorosso, da quel 13 gennaio 2010 in cui esordì nel recupero contro l'Adriese. Carpigiano d'adozione, visto che il dialetto "un...

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Ha il Carpi ormai nel sangue, come certificano i suoi otto anni in biancorosso, da quel 13 gennaio 2010 in cui esordì nel recupero contro l'Adriese. Carpigiano d'adozione, visto che il dialetto "un po' lo capisco, e qualcosa conosce anche mio figlio". E dire che la prima col Carpi fu da avversario. Subentrato con la maglia del Pisa nella stessa stagione, prima che i toscani lo scaricassero. Piuttosto improvvidamente. Da allora una scalata inarrestabile, indissolubile da quella del Carpi, di cui è l'unico ad aver vissuto tutte le vicende di questa età dell'oro della pedata carpigiana, dalla D alla A. Ma gli ultimi quattro mesi, per lui "sono stati i più duri da quando sono qui. Anche gli altri anni partivo dalla panchina o dalla tribuna. Poi a settembre ottobre iniziavo a giocare, e da lì non mi muovevo più. Quest'anno è stata più dura anche perché nessuno mi ha mai tranquillizzato, come se non credesse in me. Ma ora è arrivato il mio momento e spero di dare una mano alla squadra da qui fino alla fine". Il suo esordio, del resto, è stato il coronamento di "un sogno che avevo sin da bambino". E lui, alla salvezza, ci crede: "Speriamo di girare a 15 punti nel girone d'andata, ma dobbiamo pensare giornata dopo giornata. Ora c'è il Chievo e sarà la nostra partita della vita. A noi serve una vittoria anche per liberarci delle paure. Dobbiamo essere liberi di testa come eravamo l'anno scorso". La vuole tenere più di tutti questa Serie A, perché la sua è la più sudata: "Tanti ragazzi giocano in Serie B partendo dalla Primavera. Io invece sono partito dalla D, ed è stata dura. Ogni anno dovevo vincere il campionato per andare avanti. Nessuno mi ha regalato niente. Esserci riuscito con la stessa maglia, per me è un orgoglio". Il segreto è "trovare l'equilibrio che ci è mancato in questi mesi. E per farlo ci vorrebbe una vittoria per liberarsi la testa e giocare come sappiamo, perché ce la possiamo giocare con tutti. Ma tutto passa dal Chievo". Sperando di tornare determinante, come alcune delle sue 175 partite in biancorosso, che vuole ricordare: "i miei gol per la vittoria sul Bologna o sul Palermo e la finale di Lecce. Ma tante partite sono state fondamentali in questi anni". (f.g.)

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