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Di Francesco studia per il grande salto: «Prima o poi arriva»

Di Francesco studia per il grande salto: «Prima o poi arriva»

Il tecnico: «Non posso sapere se valgo una big finchè non provo. Da Milan e Roma complimenti ma non offerte»

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SASSUOLO. Eusebio Di Francesco può godersi una sosta dal profumo di Europa: il tecnico pescarese sta portando il Sassuolo sempre più in alto e, dopo 12 giornate di campionato, vede la sua squadra al quinto posto, quello che al termine della stagione garantirebbe un pass per le qualificazioni della prossima Europa League, ad appena 5 punti dalle capolista Fiorentina ed Inter. Non solo, perché Di Francesco inizia ad essere anche meno “zemaniano”, cosa strana per uno che quell’etichetta l’ha sempre avuta cucita addosso, come testimoniano le quattro vittorie su sei per 1-0 e soprattutto la quarta miglior difesa che i neroverdi vantano dopo un terzo della stagione. In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, il mister del Sassuolo ha parlato di tutto questo, della continua voglia di migliorarsi e anche di misurarsi in futuro alla guida di una grande squadra. «Zeman è il mio maestro, ci mandiamo spesso sms e dopo la vittoria nel derby con il Carpi mi ha scritto “bravo”, una semplice parola che per lui ha un grande valore. In un certo senso gli devo la mia carriera: quando venni esonerato dal Lecce, la mia prima esperienza su una panchina di serie A, mi venne a trovare a cena nella mia casa di Sambuceto, in Abruzzo, e mi disse che quando avrei saputo veramente cosa volevo sarei diventato allenatore. Voleva dire che dovevo credere di più in ciò in cui credevo: così mi concentrai a perfezionare al massimo il 4-3-3, modulo che a Lecce a volte avevo alternato al 4-2-3-1. Ma tra me e Zeman c’è una differenza: per lui gli avversari vanno aggrediti sempre, in qualsiasi zona del campo, io invece penso che in alcuni momenti non si debba cercare di rubare la palla. Come Zeman un altro punto di riferimento per me è Guardiola: seguo i suoi allenamenti in tv e su internet, qualcuno l’ho anche studiato dal vivo e ho “copiato” per il mio Sassuolo il torello 4 contro 6, con i due giocatori di differenza che giocano con chi è in possesso della palla. Se mi sento pronto per una grande squadra? Se uno non ci prova, non potrà mai saperlo. Berlusconi dopo la sconfitta con il Milan mi ha fatto i complimenti, ma non mi ha offerto la panchina del Milan. Il mio dovere ora è quello di pensare solo al Sassuolo, anche perché ho un contratto fino al 2017».

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