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Cozzolino, una vita per il gol

di Tommaso Turci
Cozzolino, una vita per il gol

Dal Lecce di Zeman al Castelvetro: «Sono diventato papà e ho trovato l’equilibrio che mi mancava»

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È l'attaccante del momento, è il capocannoniere del girone A di Eccellenza, o meglio, il top player del calcio dilettantistico modenese. Giuseppe Cozzolino, con le sue 14 reti, é uno dei principali protagonisti dell'inizio di stagione del Castelvetro. Un passato in Serie A ed una vita nei professionisti. Lui ci racconta tutto.

Cozzolino, dicevano che lei fosse un predestinato?

«Ho girato diverse squadre nel mio paese, e sono andato via di casa giovanissimo, a Giulianova. Qui ho esordito in Serie C a 16 sedici anni. Nell’estate del 2005 sembrava fatta per il mio passaggio all’Udinese, ma Corvino mi chiamò a Lecce, una società che puntava tantissimo sui giovani. Decisi di accettare la sua offerta».

Come è stato l'approccio con la Serie A?

«Surreale! Dopo aver firmato il contratto non ho dormito per dieci giorni dall’eccitazione. L'allenatore era Zeman, non uno qualunque».

La prima rete nel calcio che conta è una perla di rara bellezza.

«A Como, in un derby col Lecco, segnai una rete ancora più bella. Quella contro il Siena, però, è stata l’emozione più bella della mia carriera: controllo il pallone sulla linea di centrocampo e corro verso la porta, scarto tutti, anche il mio amico Mirante, e chiudo la partita. L'affetto dei miei compagni nel post partita lo porto ancora dentro».

In Nazionale Under 20 ha giocato una coppa del mondo, che esperienza é stata?

«Il ct Berrettini credeva in me. In attacco giocavo insieme a Graziano Pellè, ma in quella squadra c'erano tanti giocatori importanti come Marzorati, Nocerino, Galloppa, Viviano, Coda… Fu tutto bellissimo anche se uscimmo ai quarti di finale contro il Marocco».

Un altro anno in A col Chievo e poi solo Lega Pro, cosa è mancato a Cozzolino per restare a grandissimi livelli?

«Per fare una carriera di primo livello bisogna essere dei professionisti dentro e fuori dal campo. Se devo essere sincero non sono sempre stato professionale. Ma l'errore vero è stato scendere in C, invece che galleggiare in cadetteria».

E perché lo fece?

«La prima volta credetti nel progetto della Cremonese di Mondonico, poi rifiutai proposte dalla B e dal Cska Sofia; nelle categorie inferiori le società erano disposte a sacrifici economici importanti pur di prendermi, così la mia famiglia (papà disoccupato, mamma casalinga e due fratelli piccoli) poteva rimanere serena».

Poi la serie D e ora l’Eccellenza a Castelvetro. Cosa l'ha convinta a scendere ancora?

«La riforma dei giovani, le rose ristrette, e le squadre che non sono disposte ad investire su giocatori esperti mi hanno fatto scegliere Delta Porto Tolle ed Altovicentino nell'ultima stagione. Poi quest'anno è arrivata la chiamata del Castelvetro che ho accettato per il progetto di una proprietà solida che ha voglia di fare le cose in grande. Il patron Grampassi ed il direttore Contri mi hanno convinto per il loro entusiasmo e la loro voglia di fare calcio. Tra l'altro è appena nata la mia bimba, che mi ha regalato l'equilibrio che mi mancava. Sono felice a Modena: si vive bene, ma si mangia meglio».

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