Higuain re di Napoli «Adesso è lecito parlare di scudetto»
Il Pipita trascinatore del gruppo plasmato da mister Sarri Da scarto del Real a stella partenopea: «Grazie ai tifosi»
NAPOLI. Un gol dopo un minuto, che ha fatto alzare un boato da tutta la città, fino a quel momento in un silenzio irreale per Napoli. Ha aperto così Gonzalo Higuain la notte in cui ha steso l'Inter con una doppietta, regalando al Napoli la prima settimana da capolista solitario della serie A dopo 25 anni. E oggi la città è nelle sue mani, tutti hanno appeso un poster, una foto, una pagina di giornale con la sua faccia, in un'identificazione totale, come solo a Napoli, con il calcio, è possibile che accada.
Higuain lo ha capito e ha voluto far sentire la sua voce con un cinguettio. «Ho vissuto una notte magica, grazie a tutti i tifosi e ai compagni. Tutti uniti siamo più forti. Avanti così», ha scritto su Twitter l'argentino che si è saldato definitivamente nel cuore dei tifosi azzurri nel dopo partita, quando si è fermato sotto la curva B e ha cominciato a cantare a squarciagola un coro insieme agli ultras, battendo le mani e saltando.
Higuain si è preso il proscenio, lui argentino “europeo”, nato a Brest, cresciuto nel River Plate ma andato via troppo presto per poter diventare un idolo del Monumental. Andò al Real Madrid, dove era oscurato da Cristiano Ronaldo e dal carisma di Casillas. Campione sì, uomo da 122 gol in 264 partite, ma mai veramente in primo piano al Bernabeu. Come nell'Argentina, dove tutti sono fortissimi ma oscurati da re Messi. Forse per questo Higuain non era riuscito ad essere decisivo nei momenti importanti, quelli con l'occhio di bue puntato addosso, come nel gol sbagliato nella finale mondiale contro la Germania, nel rigore fallito in finale di Coppa America o nel penalty che avrebbe dato la Champions League al Napoli, sprecato lo scorso maggio contro la Lazio.
L'incontro con Sarri, la maturità calcistica, il sorriso dove prima c'era la stizza. Qualcosa è cambiato in Gonzalo che ora, come una stella vera, brilla proprio quando tutti si aspettano il suo acuto. Lo confermano le due reti all'Inter che lo lanciano a quota 12 in 14 gare di campionato, fuga in classifica cannonieri e quote sul suo successo finale che crollano. A Napoli il Pipita è a 67 gol in due stagioni e mezza: lo scorso anno ne fece 29, ma quest'anno oltre ai gol garantisce certezze, sempre. Soprattutto al San Paolo dove segna da otto partite consecutive: nel mirino c'è il record di Maradona che nell'87/88 segnò per nove gare di fila a Fuorigrotta. Il Pipita ci proverà contro la Roma, per raggiungere l'idolo azzurro di sempre, l'ultimo, prima di Gonzalo, a portare il Napoli da solo in testa alla classifica, nel 1990. Allora fu tricolore, oggi Higuain lo vuole. «Ora è lecito sognare lo scudetto», ha detto confermando di non aver più paura dei riflettori.
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