Arbitri, almeno 37 aggressioni in Emilia Romagna
Il presidente della Figc di Modena, Vincenzo Credi: "I genitori hanno spesso atteggiamento irrispettosi e intimidatori"
MODENA L'arbitro è un elemento imprescindibile dello sport agonistico, anche di quello giovanile. Per la Figc è impossibile designarne uno per tutte le categorie e dunque solo dai Giovanissimi le giacchette nere sono presenti in ogni partita organizzata dalla Federazione.
Ma quali sono le difficoltà che ogni fine settimana gli arbitri incontrano? Le racconta Vincenzo Credi, non solo nelle vesti di presidente della sezione Figc di Modena, ma in quelle di ex arbitro: una lunghissima carriera iniziata nel 1981 e terminata nel 2007, dopo aver raggiunto la vecchia serie C.
«Non c'è paragone - racconta Credi - è molto più difficile arbitrare gli adulti rispetto alle giovanili, le insidie crescono di pari passo con l'età dei giocatori: una partita Juniores è più complicata di una Allievi che a sua volta è più complessa di una Giovanissimi. Questo a livello prettamente tecnico, perché poi tra i ragazzi sorgono altre problematiche».
E qui Credi sottolinea un aspetto drammatico: «Ciò che complica maggiormente la vita di un arbitro di ragazzi è il comportamento dei genitori: basti pensare che l'anno scorso ci sono stati, solo in Emilia Romagna, 37 episodi di violenza certificati nei confronti dei direttori di gara. Non si può continuare così, è fondamentale che i genitori tengano un comportamento educato e rispettoso, altrimenti influenzano anche i ragazzi in campo che si sentono legittimati a comportarsi nello stesso modo e dunque a contestare in ogni circostanza l'arbitro. Anche se devo dire che mi capita di vedere ragazzi che si distaccano completamente dall'atteggiamento dei genitori e si vergognano per ciò che accade durante le partite».
Ma anche gli arbitri hanno dei doveri: «Devono essere innanzitutto preparati a livello atletico, perché mi è successo a volte di assistere a incontri diretti da ragazzi che non sono in grado fisicamente di arbitrare: questo dev'essere il primo dovere di un direttore di gara. L'ideale, poi, sarebbe consentire agli arbitri alle prime armi di partire magari dalla categoria Esordienti, come avvenuto l'anno passato in un progetto sperimentale a Modena. Pensate che gli arbitri iniziano a 15 anni e quindi si trovano subito di fronte dei coetanei e in alcuni casi dei conoscenti e amici, con la logica conseguenza che la loro direzione di gara viene influenzata. Le categorie inferiori, invece, sarebbero una palestra essenziale per arrivare preparati alle difficoltà crescenti di quelle superiori».
Credi chiude con un appello: «Ai dirigenti delle società, affinché aiutino gli arbitri in tutti gli incontro, senza protestare platealmente ad ogni decisione. Sarebbe il primo passo per cambiare una volta per tutte l'atteggiamento dei genitori, che spesso è assolutamente inadeguato, oltre che inaccettabile se davvero vogliamo cambiare qualcosa nel mondo del calcio giovanile. Se potessi organizzerei le partite a porte chiuse dopo casi di violenza o in seguito ad atteggiamenti intimidatori da parte dei genitori, perché così non si può andare avanti».
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