L’uomo delle 50 maratone
«Non mi considero un atleta, ma un appassionato: ho vinto una sfida con me stesso»
«Am piàsrev smuntér Gambaiani per vàder còm a l’è fàt». Desiderio legittimo, considerato il tenore dell’impresa. La frase, con la cadenza tipica del dialetto della bassa modenese, l’ha pronunciata un esterrefatto podista a Calderara di Reno, il primo gennaio di questo 2016. Mauro Gambaiani, classe 1965 da Fanano, aveva appena portato a termine qualcosa di davvero eccezionale. Ha corso 50 maratone nello stesso anno solare: una ogni settimana, per rendere l’idea. Da qui la comprensibile curiosità di “smontarlo, per vedere com’è fatto”.
«A settembre ho realizzato di aver corso più o meno una maratona ogni settimana. Così, calendario alla mano, mi sono reso conto che avrei concluso il 2015 con 49 medaglie al collo. A quel punto la sfida di puntare alle 50, proprio nell’anno del mio cinquantesimo compleanno, è stata irresistibile. Ho inserito il Trail del Cinghiale sabato 28 novembre, sono 44 chilometri su percorso sterrato a Casola Valsenio, nel ravennate. Ci ho messo 7 ore e 58’, l’indomani mi aspettava la maratona di Firenze, che ho portato a termine in 4 ore e 17 minuti».
Maratona di San Silvestro, ultimo dell’anno: cornice ideale per celebrare la cinquantesima maratona del 2015, prima di tornare in pista già l’indomani, stesso scenario, visto che a Calderara, si sa, l’anno finisce ed inizia con i 42 chilometri.
«Non mi considero un atleta - azzarda il fananese – quelli degni di questo titolo sono coloro i quali lottano per la vittoria, come il mio amico e compaesano Giulio Piana, che ha scoperto un vero talento per i trail. A me piace definirmi più che altro un appassionato. Perché correre mi piace da morire e non mi stanco mai. Diventa una sfida con me stesso».
E’ proprio la passione a stupire in Mauro. La molla, lo stimolo mentale, ancor prima che fisico, capace di ricondurlo sulla linea di partenza ancora e ancora, settimana dopo settimana, ogni volta con quaranta e più chilometri da correre, davanti a sé.
«Capisco sia difficile da spiegare – ammette il maratoneta modenese – sono una persona molto determinata ed amo prefiggermi obiettivi sfidanti. La perseveranza è parte di me e mentre corro mi rendo conto di trovare stimoli forti dalle avversità di tutti i giorni. Non solo da quelle che mi coinvolgono in prima persona, ma anche semplicemente pensando, per dire, ai pazienti ricoverati in ospedale. Penso a quanti vorrebbero poter fare quello che faccio io e mi viene una voglia incredibile di andare avanti. Quindi corro ed è un impulso che non si spegne mai».
Difficile scovare dove stia il segreto. In un fisico bestiale forse, nella feroce determinazione o magari un vero segreto non c’è nemmeno.
«Credo che, se di segreto si tratta, la vera chiave di tutto stia nell’appoggio incondizionato della mia famiglia – non ha dubbi Mauro – Mia moglie Adriana è determinante. Come lei ce n’è una su un milione, capace di condividere la mia passione e supportarla. E’ lei che mi iscrive alle gare online e gestisce tutto, io sono una frana con l’informatica, ma soprattutto è grazie a lei che mi sono avvicinato alla corsa, ormai dodici anni fa».
Già, perché Adriana, che viene dalla pallavolo, corre per diletto. Predilige distanze corte e va veloce. E’ proprio lei a convincere Mauro a fare qualche sgambata insieme, sui saliscendi che circondano Fanano.
«Sarei la prima a fare quello che fa lui, se potessi – ci scherza su Adriana, sorridendo – purtroppo un piccolo infortunio non mi concede di allungare alle sue distanze. Ha il mio pieno supporto, per me e per Mery, nostra figlia, è normale saperlo in giro per maratone. Anzi, ogni volta che Mauro corre in posti particolari, ci aggreghiamo e facciamo le turiste per poi aspettarlo al traguardo e goderci il weekend insieme».
E le occasioni non mancano di certo! Negli ultimi cinque anni, il palmares di Gambaiani vanta un totale di 201 gare concluse, fra maratone ed ultra. Una media di 40 l’anno, fra cui 22 gettoni nelle 100 chilometri, un trail da 130 chilometri e 2 edizioni consecutive alla famosa Nove Colli. 4 ore di media il crono in maratona, con 3h48’ di personale, 10h59’ al Passatore e 28h26’ nei 203 km della Nove Colli. Solo nel 2015, il tabellino recita 27 maratone e 23 ultra, abbastanza per farne il terzo italiano nel Club Supermarathon.
«Ho iniziato nel 2003 con Adriana – riavvolge il nastro Mauro – la prima maratona l’ho corsa a Firenze nel 2005, poi ho allungato con la 50 di Romagna, fino ad esordire nel classico Passatore. Dopo un paio d’anni con i colori di Zocca, ho avuto la fortuna di conoscere in corsa Libero Zerbinati e Patrizia Rossi, che mi hanno accolto nel loro gruppo e tutt’ora sono tesserato per la Pico Runners di Mirandola. Ho avuto la fortuna di non subire alcun infortunio serio negli ultimi 10 anni, tranne qualche guaio muscolare, la mia allergia ed una contrattura alla schiena rimediata sul lavoro, in salumificio, dove inizio alle 5 e stacco alle 12,30. Non corro molto durante la settimana, tre uscite di media intorno all’ora. Vivendo a Fanano, non sono mai allenamenti pianeggianti e, soprattutto in inverno, non è sempre facile uscire a correre fra Sestola, Ospitale e Fellicarolo».
Innumerevoli gli aneddoti. Circoscrivendo al 2015, uno a scelta fra la Maratona di Rimini corsa il giorno dopo la 50 km di Romagna, i 203 km della Nove Colli affrontati la settimana successiva ai 100 del Passatore o, per restare vicino a casa, la Fanano-Capanno Tassoni chiusa in 1h29’, con partenza alle 10 di mattina, dopo aver corso 52 chilometri a Rimini, nella 6 ore del Bombolone, da mezzanotte alle 6 dello stesso giorno.
«Il calendario offre più di una gara al weekend, ce n’è per tutti i gusti e a volte mi capita la doppietta. Con una particolarità, però, non ho mai corso all’estero». C’è sempre una prima volta, tuttavia. Anzi, potrebbe essere il vero obiettivo per il 2016. «La Sparta-Atene – confessa, incrociando le dita – sono 246 chilometri, gara a numero chiuso, in base alle ultramaratone disputate. Ho fatto richiesta di iscrizione, i requisiti per partecipare all’estrazione li possiedo, per l’Italia ci sono 22 posti da assegnare. Speriamo!».
Adriana e Mery sono già pronte con le valigie. In bocca al lupo.
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