Il Modena va giù, Crespo va avanti
Il tecnico confermato da una società che è la vera colpevole
MODENA. E adesso i parafulmini non ci sono più per nessuno. La classifica li ha smascherati e non c'è Crespo che tenga. Che sia colpevole o no, o quante responsabilità possa avere il tecnico argentino, è dura da quantificare di fronte a un progetto improvvisato che ha caricato un ex campione del calcio mondiale, alla sua prima esperienza da tecnico professionista, di una responsabilità enorme: mettere la faccia al nulla. Il Modena è una scatola vuota, ben vestita di un colore giallo sgargiante, ma dentro ormai è una scommessa persa che fa inesorabilmente i conti con sé stessa. Resta la storia, il presente è disastroso e puzza di fallimento, il futuro è in mano a... San Geminiano. Pablo Granoche ci ha messo la faccia e 20 gol nel campionato scorso; il Diablo e Crespo dovevano essere la copertina del Modena attuale, ma Granoche, a causa di due gravi infortuni, ha lasciato la prima pagina solo al mister. Che ha cercato Amauri per condividere la responsabilità, ma il brasiliano costava e buonanotte sognatori. Il Modena ha lanciato altri allenatori giovani come De Biasi e Pioli, ma erano parte di progetti credibili di società solide che non li hanno mai lasciati soli per la presenza di un tutor come Doriano Tosi.
Hernan Crespo è arrivato tra squilli di tromba, ma si è trovato a risolvere un sacco di problemi non suoi anche nella gestione ordinaria del lavoro, senza la possibilità di poter dire la propria sul mercato e orfano di qualcuno che potesse sostenerlo nelle scelte e nella crescita professionale. Ha accettato la miseria di un mercato estivo fallimentare, non ha battuto ciglio su quello insignificante di gennaio che sarà ricordato solo per la cessione di Cionek, un pilastro insieme a Granoche. Ma ha anche commesso errori come il pensare di poter spaccare il mondo con uomini che non avevano la sua stessa caratura tecnica e mentale di giocatore, sottovalutando le insidie di un campionato con poco calcio e tanti volponi e talvolta nella gestione in corso delle partite. E anche il modulo attuale, il 4-3-3, esalta solo le pecche di un organico che ha potuto contare a singhiozzo su Galloppa, Bentivoglio e Mazzarani uomini di qualità, ma scommesse: in tre nelle ultime stagioni non hanno forse giocato un campionato intero. Ma non ha nemmeno avuto il supporto di una società che è riuscita a fare peggio di un Lanciano praticamente fallito che, nel vendere tutti, ha avuto l’intuizione di ingaggiare qualche talento come Bonazzoli: è già davanti a al Modena che nella stagione scorsa si è sbranato con Novellino e ora sta frantumando Crespo che incassa la conferma (avallata dalla squadra) con la consapevolezza che la sua faccia in copertina non sarà più quella del bomber vincente, ma un bersaglio. Va avanti il Gaucho. Lui ci crede, ma ha bisogno che Granoche torni il Diablo e che i suoi uomini tirino fuori un po’ di orgoglio professionale. La situazione è drammatica, ma non compromessa: la salvezza è a due punti, un’inezia numericamente, una distanza siderale se la squadra non si stringerà attorno al tecnico e cambierà pelle (e semmai modulo di gioco) in fretta. Crespo e il Modena saranno soli a lottare in trasferta e al Braglia che è ormai la casa di pochi intimi arrabbiati. Potrà tornare il vero Braglia solo se qualche imprenditore, tra cui quell’Enrico Grampassi che sta investendo tanto a Castelvetro, decide di rilevare il club da Antonio Caliendo.
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