Manfredini, la rivincita silenziosa
Da tre turni titolare, il miracolo su Rosso col Brescia. E la curva canta: “uno di noi”
MODENA. “Uno di noi” tra tutti i cori che si possono sentire all’interno di uno stadio, di un palazzetto dello sport, o perché no su qualche campetto di provincia, è senz’altro quello che più di altri designa il senso d’appartenenza alla squadra e che, cosa non sottovalutabile, ti viene riconosciuto a gran voce da chi per quella squadra soffre e gioisce “ogni maledetta domenica”. Un riconoscimento plateale che diventa ancora più sentito quando a tributartelo è quella parte più calda del tifo, la curva, che gridandolo a squarciagola ti elegge a suo paladino. Facile a dirsi per chi c’è abituato, per chi scendendo in campo ad ogni turno di campionato, dimostrando di lottare per la maglia, con gesti tecnici e innegabili prodezze, quanto a volte salvataggi provvidenziali, determina il successo della squadra. Un po’ meno per chi di quella squadra fa parte, ma l’erba verde del campo con una maglia da titolare addosso non ha la certezza di vederla sempre. E’ proprio lì però che stanno le soddisfazioni più grandi, quelle che arrivano dall’impegno e dal lavoro più silenziosi, da una costanza che alla fine paga quando il treno giusto arriva, ci si sale sopra preparati e si marcia dritti fino alla propria personale rivincita. Rivincita che per Nicolò Manfredini è arrivata sabato al Braglia quando durante la partita casalinga contro le rondinelle, non ce ne voglia Maradona, ma la “mano de Dios” del portiere gialloblù ha impedito a quel tiro di Rosso all’ 87’ di tramutarsi in un gol certo. Parata provvidenziale, sfera deviata sul palo e Montagnani che esplode in un tributo più che meritato all’estremo difensore canarino: “Manfredini uno di noi”. Già, uno di noi, ma non è stato di certo facile il cammino verso la conquista di una maglia da titolare per questo ragazzo ferrarese, classe ’88, e in gialloblù dal 2012. Se è vero però che i sacrifici e la serietà pagano sempre, fuori e dentro il rettangolo verde, senz’altro quelli del nuovo idolo delle folle geminiane sono da prendere ad esempio. Partendo proprio dall’estate scorsa, quando Manfredini si è subito unito ai suoi compagni in ritiro, rinunciando alle vacanze in qualche luogo alla moda che sarebbero state strameritate dopo la conquista della medaglia d’oro con l’Italia alle ultime Universiadi. E se le conquiste sul campo regalano grandi soddisfazioni, lo stesso si può dire per quelle in ambito accademico. Già perché Nicolò, ad ottobre scorso e a campionato di B in corso, ha trovato anche il tempo per laurearsi in Scienze Motorie presso l’Università di Ferrara, sua città natale. Quanto a Modena invece, sua città adottiva, la corona d’alloro in testa gliel’ha messa il pubblico del Braglia sabato, riconoscendo in quella sua parata miracolosa un segnale di rinascita gialloblù che passa anche per le mani di un bravo ragazzo come lui, insomma “uno di noi”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

