Nardini, l'uomo che ha una sola maglia
Modenese e cuore gialloblù: la sua prestazione contro il Brescia è stata commovente
MODENA. Cuore, amore e gamba. Se si dovesse definire un giocatore come Riccardo Nardini usando tre parole, non si potrebbe far altro che ricorrere a queste. Partendo proprio dal cuore, quello che batte forte per i colori gialloblù e che l’esterno fiumalbino è in grado di buttare oltre l’ostacolo ad ogni gara. E parlando di Modena si sa, tra qualche gioia e molti dolori, ostacoli e complicazioni vari non mancano mai nel carnet. Quanto all’amore, quasi scontato dirlo, perché se c’è un giocatore che ha giurato eterna fedeltà ai canarini, nonostante essere migrato più volte in carriera verso altri lidi calcistici, è senz’altro lui.
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Un senso d’appartenenza alla maglia commovente, un legame forte verso quei due colori, il giallo e il blu, che l’hanno sempre portato a riabbracciare la sua seconda casa: il Braglia. Un amore così vero per il Modena, che diventa non solo motivo di grande orgoglio personale, ma anche un’eredità da trasmettere a tutti quei bambini che sognano d’indossare la casacca canarina, e ai quali lui un po’ di tempo fa, ha ricordato “quale grande fortuna sia”. E infine la gamba, intesa come quella grinta che ci mette nel macinare chilometri su chilometri su e giù per la fascia ad ogni partita. “Vai Nardo” lo incita il pubblico canarino dagli spalti e lui non lesina di certo, anzi si lancia nella corsa dietro ogni pallone e lotta come un matto sacrificandosi per la squadra. Come sabato contro il Brescia, quando causa l’infortunio di Calapai, la volontà di sacrificio di Nardini si è manifestata con un mezzo suggerimento a Crespo: “vado io dietro, metti pure Camara”. Che dire? Il solito, immenso “Nardo”.
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