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Berardi: «Il Milan? Mi porta bene...»

di Giacomo Gullo
Berardi: «Il Milan? Mi porta bene...»

L’attaccante del Sassuolo gli ha fatto 8 gol in 5 partite: «Sfida tosta che vogliamo vincere per puntare all’Europa»

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La bestia nera del Diavolo si prepara a far male ancora una volta. Domenico Berardi ha evidentemente un conto aperto coi rossoneri - 8 reti segnate nei 5 precedenti col Milan per il ragazzo di Calabria - e non ha intenzione di chiuderlo proprio ora che la sfida a Bacca e compagni può valere l'Europa: «Il Milan - racconta Berardi - mi ha sempre portato bene, spero di far gol anche in questa partita e che la squadra porti a casa qualche punto. Con la salvezza raggiunta, possiamo permetterci di giocare con la testa libera e provare a giocarci un posto in Europa. Il Milan è un'ottima squadra e sta attraversando un periodo di grandissima forma. E' tosta, ma se stiamo compatti e uniti possiamo metterli in difficoltà. Loro hanno appena vinto cinque a zero in Coppa Italia ma anche noi stiamo bene: secondo me sarà una bella partita da vedere e noi proveremo in tutti i modi a vincerla».

Idee chiare per il talento neroverde, che al Milan associa quella che resta la serata migliore della sua giovane carriera, con quel poker calato in faccia al Milan di Allegri, che spedì il Diavolo all'inferno. Anche se il rigore all'Inter è in testa alla classifica personale del diretto interessato: «Non capita spesso di fare quattro gol al Milan. Quella partita resta un ricordo fantastico, indimenticabile, che mi porterò dietro per tutta la vita. Ma il rigore segnato all'Inter all'ultimo minuti resta un'emozione ancora più grande». E, a proposito di gol, Berardi anche quest'anno punta alla doppia cifra in campionato. Riuscisse nell'impresa, sarebbe il terzo anno consecutivo dopo i 16 e i 15 gol segnati nelle prime due stagioni in A: «Sto lavorando giorno per giorno per migliorare e col lavoro arriveranno anche i gol: raggiungere di nuovo la doppia cifra sarebbe una soddisfazione enorme. Ma non mi sento l'uomo squadra, nel Sassuolo conta il gruppo». Intanto, però, dopo il gran gol contro l'Empoli ("ma Cannavaro - scherza - mi aveva servito un assist difficile, sono stato bravo io a calciare bene quel pallone") Berardi ha riscoperto la solita fiducia dagli undici metri all'Olimpico contro la Lazio, dopo l'errore nel finale con la Roma che ha sporcato uno score quasi perfetto su penalty: «Mi hanno sempre detto che i rigori si possono sbagliare: l'importante è presentarsi sul dischetto la volta dopo senza paura. Se pensi di sbagliare, va a finire che sbagli sul serio. All'Olimpico sono andato tranquillo e sereno e ho fatto gol».

La serenità di Berardi non viene messa in discussione nemmeno dalle voci di mercato che lo rincorrono da quando il talento neroverde ha calcato per la prima volta i campi di serie A. Nemmeno alla classica domanda sulla Juve l'attaccante si scompone, rimandando ogni discorso alla fine del campionato: «Adesso gioco per il Sassuolo e penso a far bene qui, il resto si vedrà a giugno. Il mio amico Zaza? E' arrivato alla Juve perché se lo è meritato, sta facendo benissimo ogni volta che viene chiamato in causa e sono contento per lui».

Diplomatico davanti ai microfoni, un po' meno a volte sul terreno di gioco, soprattutto quando i difensori avversari fanno assaggiare a Berardi i tacchetti: «Chi fa questo mestiere deve mettere in conto che bisogna correre tanto e che si prendono anche delle botte, soprattutto se fai l'attaccante. A volte, dopo due o tre falli, tendo a reagire: so che è un mio limite e sto lavorando per eliminarlo, qualche risultato già si vede».

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