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Il rosa non sta al Diablo, il vigile Nardini

Il rosa non sta al Diablo, il vigile Nardini

Stanco cavaliere errante, i balletti di Luppi e l’andamento lento di Bentivoglio: Bergodi cerca la cura

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Fin dal viaggio on the road per raggiungere nuovamente quella terra emiliana che gli è stata più che propizia in passato, immaginiamo che Cristiano Bergodi - discutendo amabilmente con il patron Antonio Caliendo che l'ha rivoluto in plancia di comando gialloblù e suo compagno d'itinerario fino a viale Monte Kosica - abbia capito all'istante che nell'ereditare un comparto canarino nel pieno della bufera e bistrattato tra contusioni e batoste varie, si sarebbe dovuto calare subito nei panni di un buon dottore pronto a dispensare cure miracolose ad una rosa di pazienti da reparto di rianimazione. E così mister Bergodi, fedele alle sue origini laziali, deve aver scelto d'indossare il camice bianco di uno dei migliori personaggi della commedia all'italiana -quel Guido Tersilli magistralmente portato sul grande schermo da Alberto Sordi ne "Il medico della mutua"- per provare a trasformare una squadra da "mutuo soccorso" in una Mutina vincente. E dopo soli cinque giorni di allenamento, la mano curativa del dottor Bergodi si è tradotta in un atteggiamento dal piglio garibaldino della formazione gialloblù, che sabato, sul campo del Piola, ha dato perlomeno segno di un'avvenuta rianimazione, salvo poi cadere nuovamente vittima di quello che si può definire "Lo strano caso degli ultimi minuti di gioco". Qualcosa, evidentemente, nell'antidoto medicativo infuso in settimana da mister Bergodi ai suoi pazienti, non deve aver funzionato a pieno, provocando una serie di effetti collaterali, alcuni positivi ed altri negativi, piuttosto evidenti. La diagnosi positiva, e giunta a sorpresa, sulle condizioni di salute ottimali del Modena l'ha offerta Luca Belingheri. Probabilmente rinfrancato dal clima effervescente della "nuova era" canarina, il centrocampista gialloblù ha scelto di vestire i panni blasonati di bomber Higuain, trovando in quello splendido tiro dalla distanza, un gol che è stato in grado di ammutolire perfino le già silenti campagne piemontesi nei dintorni di Vercelli. Un vantaggio geminiano siglato col pedigree, ma era solo il 53', e così nell'intensificarsi del traffico di un match disputato in terra avversaria, l'incidente di percorso si è materializzato nei temuti minuti finali all'insegna de "Maledetto il giorno che t'ho incontrato". O meglio, "scontrato". Sì perché Riccardo Nardini - dopo aver sbracciato per tutta la partita nel tentativo di smistare le manovre dei compagni in mezzo al campo quasi fosse un perfetto vigile urbano - si è prodotto in un raro esempio di "palla scontro" andando ad impattare la sfera proprio sulla schiena dell'arbitro. Direttore di gara che assegna così la punizione alla Pro, grazie alla quale i ragazzi di Foscarini hanno azzerato l'incantesimo della vittoria gialloblù. Una vittoria alla quale non hanno di certo dato manforte "I soliti ignoti" del gol. Stanco ha vagato perlopiù per il rettangolo verde come un pellegrino senza meta, e Luppi si è reso protagonista dell'ormai abituale "Molto rumore per nulla" dilettandosi in balletti col pallone degni del miglior "Billy Elliot". Una sterilità offensiva che continua a colpire poi anche "Il fu Diablo", quel Granoche che da quando calza gli scarpini rosa shocking alla "Sex and the city" non è più riuscito a trovare un tap in vincente. Che dire infine di chi il tiro del raddoppio ce l'ha avuto in punta di piedi e l'ha sprecato? Niente, perché a Simone Bentivoglio -il cui "andamento lento" è riuscito ad assopire perfino il pubblico non pagante assiepato sui balconi dei palazzi alle spalle della curva gialloblù - riflessi così pronti proprio non si potevano chiedere.

Valentina Corsini

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