Milan, allora la colpa non era di Miha
Dopo il fallimento di Brocchi i tifosi chiedono a Berlusconi di richiamare il serbo
MILANO. Il problema del Milan non era Sinisa Mihajlovic. O almeno non solo lui. Il campo sta dando un responso chiaro: è bocciato l'azzardo con cui Berlusconi ha sostituito il serbo con Cristian Brocchi in un finale di stagione che si è trasformato in un calvario. È a rischio anche il traguardo minimo, la qualificazione all'Europa League, un tempo impegno quasi fastidioso per un club che invece da qualche anno vive in affanno. Nella stagione in cui ha celebrato il trentennio alla guida del Milan, Berlusconi sta fronteggiando la più forte contestazione mai vissuta. I tifosi esortano senza complimenti l'ex premier a richiamare l'allenatore serbo o vendere il club. La prima ipotesi è fuori discussione. La seconda è sul tavolo di Berlusconi, che attende approfondimenti sul consorzio cinese interessato ad acquistare la maggioranza del club per circa 700 milioni, debiti inclusi, per poi intavolare o meno una trattativa con i potenziali investitori. I tempi per il responso non dovrebbero essere lunghi. L'ultima parola spetta al presidente, ma i conti del club sono sotto gli occhi di tutti: nell'assemblea domani (in cui non mancheranno le contestazioni dei piccoli azionisti, contro la gestione passata e il rinnovo di Montolivo) verrà approvato il nono bilancio in rosso, con una perdita di 89 milioni, che verrà ripianata da Fininvest. Vincere la coppa Italia potrebbe non bastare a Brocchi per la conferma, scenario improbabile dopo le sue prime tre partite, una vittoria con la Sampdoria, un pareggio col Carpi e la sconfitta col Verona. Il Sassuolo è a un solo punto di distanza, per mantenere il sesto posto i rossoneri non hanno grandi margini di errore contro Frosinone, Bologna e Roma. Un sondaggio fra i tifosi assegna a Berlusconi e a Galliani le responsabilità maggiori, la curva perde i Commandos Tigre dopo 41 anni.
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