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Il Modena mai così vicino al ritorno in C, resta una speranza

di Paolo Vecchi
Il Modena mai così vicino al ritorno in C, resta una speranza

I gialli sul baratro della retrocessione a 90’ dal termine, ma una vittoria a Novara può valere la salvezza diretta

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MODENA. Il 17 luglio 2000, uno stimato imprenditore di Modena, Gigi Montagnani, salutò la squadra al Mini Hotel Le Ville e la vide partire per il ritiro di Pieve di Cadore. In serata salì sulla sua Maserati, si accasciò sul volante e se ne andò per sempre. Senza mai poter vedere all’opera quella formazione che, capitanata da Doriano Tosi in sede e da Gianni De Biasi in panchina, centrò subito il bersaglio del ritorno in B, poi un’altra esaltante promozione in serie A dove ci restò due stagioni prima di tornare tra i cadetti. L’assenza di Montagnani fu compensata prima dagli eredi del Presidente poi da Romano Amadei. Che nel 2004 perse il paradiso per tornare in purgatorio e, dopo due tentativi di riprendersi la A con Pioli, abbandonò progressivamente il giocattolo e lo depose nelle mani di Roberto Casari, leader di Cpl Concordia colosso del movimento cooperativo della Bassa. Un passaggio di consegne pagato a caro prezzo perchè tolse al Modena un secondo grande presidente, Romano Sghedoni, che era il reale interlocutore di Amadei, ancor prima di Casari, ma che abbandonò il tavolo della trattativa al momento di mettere nero su bianco per dissidi con Amadei, Rinaldi e Casari. Il quale, quando Cpl gli impose di uscire dal Modena. fece secco un altro potenziale bel presidente, Stefano Bonacini, per scegliere il calcio rivoluzionario di Caliendo e Commini. Casari, Caliendo, Commini: troppe C in quei cognomi e dopo appena quattro anni di gestione quella lettera si spalanca davanti al calcio geminiano costretto a cedere la propria leadership alla Provincia. Bastava tenere Bergodi, che era già sulla panchina del Modena e programmare. Invece scommesse: la prima Marcolin, persa miseramente. L’arrivo di Novellino salva la baracca, poi arrivano i playoff e il sogno della A perso in semifinale a Cesena perchè Babacar, Granoche e Rizzo, i gioielli dell’attacco, non poterono essere protagonisti nella doppia sfida con gli uomini di Bisoli. Si riparte da Novellino, ma ecco l’altra scommessa: il ds Massimo Taibi alla prima esperienza. Si ritenta la scalata, ma il progetto Novellino salta, Monzon ci lascia le penne e il duo Pavan-Melotti conquista una miracolosa salvezza ai playout con l’Entella, spareggio inutile perchè intanto altri facevano porcherie punite dalla giustiza sportiva. Caliendo scommette ancora e consegna il Modena a Hernan Crespo, nome al fulmicotone, ma al debutto tra i prof è costretto ad imparare il mestiere col kit del‘fai da te’ con la scarsa supervisione di una società che, persa la sponsorizzazione di Cpl, si è trovata a dover raschiare il fondo del salvadanaio senza la possibilità di potersi muovere sul mercato. Dopo 15 anni, il Modena rivede lo spettro della C, oggi Lega Pro. La batosta col Pescara poteva condannare i gialli con 90’ di anticipo, ma un benedetto gol della Ternana a Lanciano al 95’ ha lasciato aperta una piccolissima fessura. Ma bisogna vincere a Novara: solo un successo al Piola può salvare il Modena direttamente o concedergli la chance dei playout. In Piemonte c’è la vera partita della vita e speriamo che, oltre a Bergodi, tornato troppo tardi, tutta la squadra, uno dei più grandi esempi calcistici di autolesionismo (tra mille scempi bastava portare a casa i due punti da Como regalati da Provedel e non farsi umiliare dai lariani, ultimi della classe, in casa per essere salvi), decida di salire su quel treno per la salvezza che il destino le ha generosamente offerto e non rimanga su quello destinato all’inferno sul quale siede da tempo.

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