Obiettivo tornare a giocare al Cabassi
Ipotesi di ristrutturazione già sul tavolo, si punta ad una deroga
UDINE. Neppure il tempo di piangere la retrocessione e lo sguardo è già rivolto al futuro. Il primo nodo da sciogliere sarà, inevitabilmente, quello dello stadio. Al momento non ci sono dichiarazioni d'intenti e si parte dal dato di fatto: il Carpi ha firmato biennale per lo stadio Braglia, ma la società si è riservato la facoltà di recedere al termine della stagione 2015-16 nel caso di reperimento di altre alternative e con la retrocessione in Serie B torna in campo la soluzione Cabassi. Una ipotesi di ristrutturazione pare già ci sia: una tribunetta sotto i distinti, un'altra collocata tra gli stessi distinti e la curva di casa. Dovrebbe essere sufficiente per aumentare la capienza di un migliaio di sedute e raggiungere così quota 5.500, cioè il minimo richiesto dalla Lega Serie B per derogare dai 10 mila posti altrimenti necessari. Beninteso: una deroga che è quasi normalità visto che quest'anno vi hanno fatto ricorso ben 6 società, in un caso addirittura con capienza inferiore al minimo previsto. Sarebbe una soluzione di buon senso visto che in due anni di B il Cabassi si è riempito solo 3 volte: 2 nell'annata della promozione in Serie A (contro Bologna e Bari) e una nella stagione precedente (col Modena). Ora si tratta di mettere il progetto nero su bianco e di trovare una suddivisione delle risorse che soddisfi Comune e società. Il primo è proprietario dell'impianto, la seconda potrebbe risparmiare circa 300 mila euro dal mancato affitto del Braglia, salvo eventuali penali previste dal recesso. Qualcosa di più si saprà quando l'Amministrazione risponderà all'interrogazione presentata dal gruppo Carpi Futura, calendarizzata in Consiglio comunale il 26 maggio, anche se non è detto che la risposta arrivi in quella sede. Se son rose, fioriranno comunque in breve tempo.
Fabio Garagnani
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