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Squinzi: «Sassuolo, il Leicester italiano»

di Paolo Seghedoni
Squinzi: «Sassuolo, il Leicester italiano»

«Il nostro è il modello giusto, mi piace il paragone con il club inglese. Obiettivi per il prossimo anno? Fare otto punti in più»

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SASSUOLO. «A squadra e allenatore avevo chiesto dieci punti in più della scorsa stagione, nel sono arrivati dodici... Vuol dire che ci siamo messi avanti sul prossimo campionato, mi bastano otto punti in più di questi per la stagione che verrà... L'Europa? Sarà quel che sarà, adesso non dipende più da noi, speriamo che arrivi e devo dire che sarebbe un traguardo davvero meritatissimo per tutto quello che ha fatto il Sassuolo nel corso di questa stagione».

Giorgio Squinzi è contento, carichissimo e in vena di battute. Si avvicina ai cronisti ed è letteralmente incontenibile nel dopopartita contro l’Inter.Parla volentieri e lo fa senza abbandonare il gusto per la battuta di spirito, a volte quasi per la provocazione, che lo accompagna da tanti anni: «L'Inter non è esistita, la abbiamo surclassata». Aveva già detto di aver messo nel suo ufficio una targa sulla vittoria 1-0 a San Siro contro l'Inter, ora magari ne aggiungerà un'altra. Ma nel milanista Squinzi sta sbiadendo il rossonero per un neroverde intenso: «Che effetto mi fa essere arrivati davanti al Milan? In effetti mi fa un effetto un po' strano, chi l’avrebbe mai detto? Adesso per chi tifo? Diciamo un po' più il Sassuolo rispetto ai rossoneri».

Il patron della Mapei e del Sassuolo prosegue: «Siamo il Leicester italiano? Eh, può essere, speriamo di sì. Il nostro modello sta facendo proseliti, del resto si è visto che giocare con tanti stranieri non paga. E poi tanti giovani in tutto il Paese stanno cominciando a seguirci e a tifare il Sassuolo, sono molto contento, vorremmo avere più tifosi ma sta diventando una squadra amata da molti sportivi. Chi è il mio giocatore preferito nella squadra neroverde? Tutti, tutti, non si possono fare distinzioni».

Arriva la domanda sul ciclismo: «Quello è lo sport del mio cuore, nel ciclismo la Mapei era come il Barcellona o il Real Madrid, per otto anni su nove siamo stati la prima squadra al mondo. Qui non siamo ancora a quel livello, ma chissà che non ci possiamo arrivare, ci lavoriamo...».

Arriva l'inevitabile domanda anche sul tecnico neroverde, che il Sassuolo è riuscito a tenersi stretto nonostante le avances di diversi club: «Eusebio Di Francesco è un grande, un vero e proprio numero uno, anche migliore dei direttori sportivi che abbiamo avuto nella Mapei del ciclismo».

Insomma, il Sassuolo sta trasformando Squinzi che diventa meno milanista e meno ciclofilo. E se arriverà davvero l'Europa... quali saranno i limiti che si porrà il patron neroverde?

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