Ciccone: «Adesso vorrei conoscere Madonna»
«È delle mie parti e forse abbiamo anche qualche radice in comune. È stato il giorno più bello della mia vita». Enfant prodige, 21 anni, nel mirino di Cassani
SESTOLA. Nessuna parentela, ma Giulio Ciccone da Chieti ha la stessa sfrontatezza della sua omonima Luisa Veronica Ciccone, al secolo Madonna, quando raggiante e commosso come può esserlo solo un debuttante che ha coronato il sogno di vincere una tappa al Giro d'Italia a 21 anni esclama: «Finalmente ho vinto». Come se non fosse professionista da soli cinque mesi e vincere fosse la normalità per un esordiente. «È che ero sempre tra i primi - spiega - ma non riuscivo a piazzare l'affondo. Ora finalmente ho coronato un sogno». Se Madonna è un riferimento lontano, Marco Pantani è la stella polare del giovane talento abruzzese vincitore in solitaria a Sestola nella decima tappa del Giro. «Sono cresciuto e ho iniziato vedendo i suoi exploit - confessa -. In quegli anni ho visto tutte le sue corse». La festa di Ciccone è anche la festa della piccola ma combattiva Bardiani, la cui ammiraglia lo ha accompagnato, idealmente spinto, fino al traguardo senza deviare come la regola imporrebbe a 250 metri dal traguardo. Il ct Cassani se lo coccola da lontano: «Può fare bene in prospettiva, lo seguo». E lui che è uno scalatore, anche se oggi la differenza l'ha fatta in discesa, guarda già con curiosità alle grandi montagne che attendono il Giro già nel fine settimana: «Non le conosco, ma mi impegnerò al massimo. Ma non prometto nulla». Un pensiero alla famiglia, da cui si è separato a 18 anni per andare a Bergamo a correre tra i dilettanti, e alla fidanzata Anna. Prima di guardare al futuro, magari all'ambizione di diventare un corridore importante in una grande corsa a tappe: «Ma adesso una cosa alla volta, l'obiettivo era vincere subito al Giro e ci sono riuscito, poi si vedrà. Certo, ci penso». Ma quando si tratta di esprimere un desiderio il pensiero va alla rock star Madonna, come farebbe un qualsiasi adolescente: «Lei è di Pacentro, un posto non lontano da dove vengo io in Abruzzo. Non c'è parentela, però chissà. Il mio cognome - conclude - non è molto diffuso, magari alla lontana c'è qualche radice in comune. Sì, mi piacerebbe conoscerla».
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