Rosolino: «Greg tra i grandi di sempre»
Il campione olimpico passa il testimone a Paltrinieri: «Mi rivedo in lui. La ricetta per Rio? Nuotare sempre per divertirsi»
Il giorno dopo lo straordinario successo europeo tutto il mondo sportivo è per Gregorio Paltrinieri. Cresce l’attesa per il nuotatore carpigiano che sarà uno degli atleti di punta di tutta la spedizione olimpica azzurra a Rio in agosto, e non solo nel nuoto.
Ieri le televisioni lo hanno ribattezzato il fidanzato d’Italia, per la gioia che scatena nei fans dopo ogni suo successo, ai quali, però, non bisogna abituarsi. Lo dice chi c’è già passato, un campione come Massimiliano Rosolino, che lo incorona a simbolo del nuoto azzurro in una sorta di passaggio di testimone: «Io Gregorio l’ho conosciuto chiamandolo grissino poco più di quattro anni fa. Era magro, ma dava già l’impressione di essere invincibile - racconta il campione olimpico di Sydney 2000 - Metteva la marcia e non si stancava mai. Oggi è arrivato a raccogliere quasi tutti i sacrifici fatti. Quello fatto insieme a Stefano Morini e al suo compagno Gabriele Detti è semplicemente fantastico».
Cosa avete in comune?
«Quando penso a Gregorio penso in effeti a me. Ad Atlanta nel 1996 feci i miei primi Giochi che avevo appena 18 anni e arrivai in finale. Poi Sydney fu un trionfo. Chissà che anche lui quest’anno, dopo la finale raggiunta a Londra senza essere nemmeno maggiorenne, non riesca a migliorarsi alla grande».
Le premesse ci sono tutte.
«Quello che succede adesso non voglio dire che conta poco ma quando si è a una Olimpiade conta solo quello, le gare dei mesi precedenti non contano».
Consigli, da uno come te che quando scendeva in acqua aveva di fianco gente come Ian Thorpe?
«La mia fortuna è che facevo più specialità. Ero favorito nei 200 misti, ma nuotavo anche i 200 e i 400. La mia settimana era lunghissima e fatta di tanti appuntamenti, tante possibilità. Lui ha un colpo secco, batteria e finale sui 1500: non è semplice restare concentrati».
Se dovessi fare le carte a Paltrinieri alle prossime Olimpiadi di Rio?
«Lui è una macchina, ha la caratteristica di andare per la sua strada, parte e arriva con la stessa intensità. E questo è un punto a suo favore, difficile da contrastare. C’è chi ha velocità di base più alte delle sue, ma come dicevo l’Olimpiade fa gara a sè. Lui deve viverla come un’emozione e non una questione di vita o di morte. Ho visto tante persone prime al mondo non entrare in finale, outsider vincere i Giochi. Gregorio deve sapere che all’Olimpiade deve divertirsi come oggi».
Mandagli un messaggio.
«Lui i 1500 li sa fare come i più grandi di sempre e quindi non deve preoccuparsi di nulla, deve solo entrare in acqua con la testa giusta di chi sa che può vincere col sorriso e non con un peso sulla schiena. Lo sa fare meglio di tutti».
@dvdberti
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