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Guidetti con l’Olanda ai Giochi: prima volta da... primo allenatore

Guidetti con l’Olanda ai Giochi: prima volta da... primo allenatore

Nel 2000 a Sydney era vice di Frigoni sulla panchina azzurra «Copio Angelo Lorenzetti e dico: devo ringraziare la vita»

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MODENA. C’è sempre una prima volta. E per Giovanni Guidetti l’Olimpiade di Rio de Janeiro sarà la “prima da primo allenatore”. Un risultato che il tecnico modenese, 44 anni il prossimo 20 settembre inseguiva da ormai 16 anni, da quando cioè, ancora giovanissimo, partecipò ai Giochi di Sydney con l’Italia, allora però come assistente di Angiolino Frigoni.

Ci ha provato in seguito due volte con la Germania, inutilmente, Guidetti, realizzando finalmente il suo sogno con l’Olanda, di cui è diventato head coach un anno fa, attraverso il torneo di qualificazione intercontinentale conclusosi ieri a Tokyo in Giappone.

«Sono ovviamente estremamente felice di andare alle Olimpiadi, sarà la prima da primo allenatore: esattamente un anno fa con questo gruppo abbiamo perso contro l’Azerbaijan 3-0 a Baku in 50’. È incredibile vedere i progressi che questa squadra ha fatto, anche se poi alla fine tanto incredibile non è perché queste sono giocatrici tanto, tanto forti, questa è una squadra che aveva solo bisogno di divertirsi a stare insieme e di giocare e di lottare, di imparare due-tre cose. Queste atlete hanno talento da vendere, hanno fisicità hanno voglia ed è incredibile vedere i progressi che hanno fatto in un solo anno, non è neanche un anno solare che sono con loro, sono veramente impressionato da quanto siano migliorate».

«Modena? Grazie a Dio abbiamo vinto lo scudetto anche quest’anno, anzi è un po’ che non lo vincevamo. Modena vuole dire l’Italia, è la parte che mi tiene legato al mio Paese per la famiglia, per gli amici per tutto quello che c’è. Io sono nato con la pallavolo, quando avevo 3 anni andavo a vedere le mie sorelle che giocavabaoin serie B, quando ne avevo 5 andavo nello spogliatoio dell’Edilcuoghi con mio padre e dopo tutta la trafila alla Panini ho sognato di diventare un giocatore, ma le mie scarsissime doti fisiche non me l’hanno permesso, Così ho iniziato ad allenare molto presto, ho fatto anche qualcosa di buono a Modena. Sì, perché Modena è Modena, quanti allenatori quanti giocatori che ci sono... Sono fiero di essere modenese». «Un grazie? Uno non basta e allora rubo la frase di Lorenzetti: dico grazie alla vita che mi sta dando tantissime belle cose in questo momento, ma un grazie è troppo poco, devo ringraziare la mia famiglia di Modena che mi supporta in una maniera incredibile, non avete idea di quanto stiano dietro a tutte le mie partite. Devo poi ringraziare mia moglie che aspetta la nostra prima bambina a Istanbul e anche lei soffre ad ogni mia partita, devo ringraziare queste ragazze e quetrso staff quindi ci sono troppi grazie da dare».

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