Modena, dopo la serie C un brivido scommesse
Nel mirino la partita con l’Avellino del 2014, ma il caso riguarda solo l’accordo a subire gol tra tre giocatori biancoverdi e la Camorra. I gialli non sono coinvolti
Ci risiamo. Non fa in tempo a suonare la campanella di fine campionato che all’indomani, ormai ciclicamente, suona la sveglia del calcioscommesse. Siamo alla quarta inchiesta che negli ultimi 5 anni infanga il mondo del calcio e, ancora una volta, ci finisce di mezzo il Modena: in questo caso, come risulta evidente, suo malgrado. Tanto è bastato, però, per far sudare freddo i tifosi gialloblù. Così, al risveglio di ieri, è sembrato di continuare a vivere un incubo iniziato venerdì notte con la retrocessione in Lega Pro. “Modena-Avellino, gara della terz’ultima giornata del campionato 2013/14, è stata alterata dalla Camorra”: questa la bomba ad orologeria lanciata dalla Procura di Napoli dopo l’inchiesta portata a termine dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Il punto, è bene chiarirlo subito, è che il Modena in questa faccenda non c’entra, risultando semplice “beneficiario” di un gol che ora si scopre fu concesso dagli avversari di proposito, concordato tra Umberto Accurso, capo del clan camorristico Vinella Grassi, ed alcuni giocatori dell’Avellino. Lo ha spiegato Accurso stesso ai magistrati, svelando la modalità con la quale combinò questa gara e un’altra con la Reggina sempre nel maggio 2014 per arrotondare cifre frutto di altre attività illecite tramite le scommesse. Perché qui non si parla di una associazione a delinquere basata sul match fixing, ma di un’attività camorristica che va dallo spaccio alle guerre tra clan e tocca il calcio limitatamente a due gare dell’Avellino, solo per la parentela con Armando Izzo, nipote di uno dei fondatori del clan Vinella Grassi. L’accordo per il match del “Braglia” era che l’Avellino subisse almeno un gol dai canarini, cosa che di certo non necessitava un coinvolgimento di Babacar e compagni. Come, appunto, viene confermato dalle carte dell’inchiesta e dal fatto che nessun giocatore del Modena risulti indagato, al contrario degli ex avellinesi Izzo, Peccarisi e Millesi (finito agli arresti domiciliari), che ricevettero come ricompensa 30mila dei 60mila euro vinti dal clan scommettendo 400mila euro sul “gol casa”. Il procuratore aggiunto Filippo Beatrice - sì, proprio quello che sempre per il calcioscommesse nel 2004 coinvolse Amadei, Tosi e il Modena - ha subito inoltrato gli atti alla Procura Federale, mentre il presidente della Lega B Andrea Abodi si è dovuto trovare con non poco imbarazzo a commentare l’ennesimo caso che mina la credibilità del calcio italiano. In tutto questo il Modena subisce un grave danno di immagine, dopo essere già stato vittima nella passata stagione di quel caso-Catania che a posteriori rese inutile il playout con l’Entella e che ancora deve portare lumi sulle altre squadre coinvolte (anche il Livorno…). Non c’è davvero pace per chi vuole bene al Modena, solo un senso di rabbia mista a rassegnazione. Il Modena è come il prezzemolo, lo trovi dappertutto. Bersagliato peggio di Fantozzi, con una nuvoletta sopra la testa che in questi anni ha fatto vedere di tutto ai tifosi: in molti sono talmente tanto stanchi da sperare addirittura in un fallimento societario – un’onta per un club che non ha mai conosciuto i Dilettanti – pur di cambiare aria. Gli scandali legati al calcioscommesse sembrano essere una persecuzione, iniziata proprio nel giorno dalla retrocessione in B del 2004. Da quel momento non ci si è fatti mancare niente, a partire dal gol di Reginaldo nei minuti di recupero di Modena-Treviso che non solo costò l’approdo ai playoff, ma pure l’immediato ritorno in A alla luce delle mille vicissitudini di Genoa, Torino e Perugia. Volete una coincidenza? In gare contro i canarini, dal 2009 ad oggi, sono stati pizzicati dall’antidoping gli ultimi due giocatori finiti nel tunnel della cocaina, Flachi e Concas, con il primo tra l’altro autore di un eurogol che regalò al Brescia il match del “Rigamonti”. Il destino crudele ha pure sbattuto in faccia al popolo gialloblù le cavalcate trionfali di Carpi e Sassuolo, al Braglia, il primo caso nella storia del calcio italiano di due squadre della stessa provincia in A senza che una sia la rappresentante del capoluogo. Per non parlare della questione societaria, con le indagini che hanno coinvolto Caliendo per accertare cosa si nasconda dietro al giro di società off-shore che finanziano il club. Il Modena si trova sempre in mezzo a tutto. Quando finirà l’incubo dei tifosi canarini?
Marco Costanzini
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