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San Siro incorona la regina d’Europa

San Siro incorona la regina d’Europa

È il grande giorno della finale di Champions. Simeone: «Io leader dell’Atletico». Zidane: «Il Real deve dare l’anima»

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MILANO. Milano vicino l'Europa, diceva Lucio Dalla: e oggi lo è ancora di più, quasi una capitale, mai così bella e mai così viva dopo l'esperienza globale maturata con la grande Esposizione Universale. Una nuova primavera per una città considerata a volte nordica e nevrotica, con l'abilità però di sapersi reinventare nelle occasioni davvero importanti. Adesso è capitale del calcio che conta, teatro del derby tutto madrileno che si decide stasera nella finale di Champions League fra il Real e l'Atletico.

Milano si presenta preparata all'appuntamento, coinvolta e partecipe. Piazza Duomo è il centro, San Siro il cuore pulsante di un evento che sarà trasmesso in 220 Paesi con un'audience stimata di 180 milioni di telespettatori. Unica nota malinconica l'assenza dell'Italia dalla Champions con la Juventus che ha gettato la spugna agli ottavi di finale. Resta indelebile il ricordo dell'Inter che, nel 2010, a Madrid, alzò la Coppa al cielo nell'incredibile anno del Triplete firmato da Josè Mourinho.

Adesso è un affare tutto spagnolo in una partita che ha il sapore della rivincita per l'Atletico, sconfitto due anni fa a Lisbona dal Real a caccia della “Decima”. «A por la Undicesima» per i blancos, «nunca dejes de creer» per i colchoneros: sono gli slogan della finale in attesa che l'arbitro inglese Clattenburg dia il fischio di inizio. Il Real corre per il record assoluto dell'Undicesima, non più un'ossessione come la precedente; l'Atletico «non vuole smettere di crederci» e punta a conquistare la prima Champions per cancellare l'amarezza delle due finali perse (1974 e 2014). In palio c'è l'egemonia della Capitale, della Spagna, dell'Europa intera. Madrid - una volta passata la notte - diventerà la città con il record di Champions vinte, 11 in bacheca. Detronizzata Milano che ne ha collezionato dieci. La finale potrebbe sfatare anche alcuni tabù. San Siro non porta bene né al Real Madrid né a Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese, primo giocatore di sempre a segnare almeno 50 gol a stagione con lo stesso club e distante una sola rete dal record di 17 in una singola edizione di Champions, non ha mai segnato né vinto in ben quattro occasioni al Meazza. Ronaldo però potrebbe diventare il primo a segnare in tre finali di Champions League (2008 e 2014). In assoluto, invece, Di Stefano è stato protagonista della coppa dei Campioni, goleador in ben cinque finali.

Oggi si confrontano due modi di intendere il calcio: da un lato il pragmatismo di Simeone che fa arricciare il naso ai puristi, dall'altro l'inventiva e la fantasia dei campioni ben orchestrate in campo da Zidane. Introverso e schivo il francese, sanguigno e schietto l'argentino che sogna l'Inter e considera San Siro casa sua. «Nulla mi farebbe felice se non vincere. Poche squadre - afferma - ci sono superiori abbiamo stabilità, equilibrio, un'idea di lavoro, competenza. Io sono il leader di questa squadra». Zidane sa che deve crescere come allenatore, professa umiltà e dice: «Bisogna dare l'anima. Non farlo sarebbe peggio di una sconfitta. L'importante nella vita è non avere mai rimpianti».

In tv. Diretta su Canale 5 e Mediaset Premium dalle 20.45.

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