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ferrari: 20 anni fa primo centro di schumi

La nostalgia non copre la crisi

ROMA. Un diluvio biblico, una rimonta impossibile, sotto la bandiera a scacchi un solo lampo: rosso come la Ferrari F310, uscita dal buio grazie a uno i più grandi piloti di tutti i tempi. Vent'anni...

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ROMA. Un diluvio biblico, una rimonta impossibile, sotto la bandiera a scacchi un solo lampo: rosso come la Ferrari F310, uscita dal buio grazie a uno i più grandi piloti di tutti i tempi. Vent'anni fa Michael Schumacher trionfava sul circuito di Montmelo: prima vittoria alla guida della Ferrari per il 26enne tedesco che, due titoli iridati con la Benetton di Briatore in bacheca, aveva deciso di raccogliere la sfida-impresa di risollevare le sorti del team di Maranello. 2 giugno 1996: sono passate chicane, pole, vittorie e sconfitte da quella gara ed è tanta la nostalgia per quella F1 capace di entusiasmare le folle. Quello che vorrebbe ritrovare anche la Ferrari di oggi, in crisi di identità e risultati, nonostante al volante abbia due campioni del mondo come Sebastian Vettel, da sempre indicato come l'erede del grande Schumi, e Kimi Raikkonen, iridato nel 2007 al suo primo anno in Rossa. Anche a Montecarlo il team del Cavallino ha deluso: «C'è ancora molto da fare» ripete come un mantra Vettel. Sono cambiati gli uomini, andati via ingegneri, cambiati progettisti, ma la macchina con cui il mondo in red sognava non c'è più.

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