Ecco le Furie Rosse
In Spagna resa dei campioni uscenti davanti a 125 mila tifosi
Stavolta ci sono tutti, o quasi. Nel ’62, al momento della partenza delle qualificazioni, le nazionali sono 28, manca soltanto la “solita” Germania Ovest: il ct Seep Herberger si dichiara contrario a qualsiasi competizione internazionale che non sia la Coppa Rimet, i Mondiali, insomma.
L’Italia invece si affida alle scelte di Edmondo Fabbri e comincia il proprio cammino con la Turchia: 6-0 all’andata a Bologna e il ritorno è una formalità. Poi sul cammino troviamo i campioni uscenti dell’Urss e paghiano dazio già a Mosca: 2-0 complice l’espulsione del centravanti Pascutti e l’infortunio a Sormani. Insomma, una partitaccia, dove Rivera e Bulgarelli non riescono a fare la differenza (in fase di costruzione), dove nelle retrovie finiscono nel mirino della critica Maldini e Facchietti, non esattamente due difensori qualsiasi. E nel ritorno all’Olimpico di Roma gli azzurri non vanno oltre l’1-1, nonostante le dichiarazioni bellicose della vigilia, quando vengono tirate in ballo le rudezze dei sovietici nella gara d’andata. Un clima che non giova alla Nazionale che sbaglia anche un rigore con Mazzola. E alla fine, dopo l’eliminazione, ecco prendere quota il partito pro-oriundi: Sivori e Altafini su tutti. Fabbri farà muro e proseguirà su questa strada anche in Inghilterra, nel Mondiale del 1966. Tornerà a casa per mano della Corea del Nord e di un gol segnato dal dentista più famoso della storia del calcio italiano: Pak Doo-Ik.
La fase finale dell’Europeo, invece, propone una sorprendente Danimarca che però dura poco nella semifinale di barcellona arbitrata dal nostro Concetto Lo Bello: 3-0 e scandinavi eliminati dalla solita Urss di Yashin alla ricerca del bis. Sull’altro fronte, a Madrid, i padroni di casa faticano non poco per domare l’Ungheria. Finisce 2-1 dopo i tempi supplementari, grazie al gol del 115’ di Amancio. Quattro giorni dopo, sempre al Santiago Bernabeu, davanti a 125 mila spettatori, alle Furie Rosse bastano 90’ per chiudere il conti con i sovietici che vanno sotto dopo 6’ (rete di Pereda), pareggiano nel giro di due minuti (con Khusainov) e crollano a sei minuti dal triplice fischio (gol di Marcelino). Per la gioia della Spagna e del Generalissimo Franco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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