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Italia ko tra gli sbadigli

di Andrea Sini
Italia ko tra gli sbadigli

La Germania vince un’edizione modesta, gli azzurri sciupano il fattore campo

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Una favola rimasta incompiuta, una grossa delusione e una solida certezza che si conferma per l’ennesima volta: Euro 1980 non passerà alla storia per il bel gioco, ma ha comunque almeno tre storie da raccontare: la prima è quella del piccolo Belgio, che arriva in finale ma vede il sogno di conquistare la coppa svanire ad appena due minuti dalla fine. La seconda è quella dell’Italia, che organizza la rassegna continentale per la seconda volta nella storia, ma a differenza della trionfale edizione del 1968 non va oltre il quarto posto. Infine la Germania, che dopo avere dominato nelle qualificazioni supera in carrozza il primo turno e conquista la coppa, trascinata da Hallofs, Rummenigge e Hrubesch.

La formula della manifestazione è molto particolare. Le otto partecipanti vengono suddivise in due gironi: tre partite e via, con le prime classificate di ciascun girone che approdano alla finale, e le seconde che si sfidano in quella che sarà l’ultima finale di consolazione della storia degli Europei.

Non un’edizione da ricordare, come detto. Squadre impostate sulla difesa, non troppe stelle in campo, pochi spettatori e spettacolo di livello modesto. La seconda edizione targata Italia dei campionati europei non è certo fra quelle che hanno lasciato il segno nella storia del football.

L’Italia, invitata d’ufficio come paese organizzatore, viene inserita nel gruppo B. Non è un bel momento, perché il pallone tricolore è stato appena investito dallo tsunami del primo calcioscommesse. L’esordio azzurro, allo stadio Meazza di Milamo contro la Spagna, è un buco nell’acqua: la giovane e frizzante Italia di Enzo Bearzot – che due anni prima aveva dato spettacolo al Mondiale in Argentina e due anni dopo trionferà nel Mundial spagnolo – ha perso momentaneamente per strada gente come Paolo Rossi (protagonista dello scandalo delle scommesse) e in questo esordio non va oltre lo 0-0. Più appassionante è la seconda sfida: al Comunale di Torino, un gol dello juventino Marco Tardelli abbatte l’Inghilterra di Peter Shilton e Kewin Keegan. La terza partita è decisiva per stabilire chi andrà in finale: il Belgio si difende e mantiene uno 0-0 che condanna l’Italia alla finalina di consolazione in virtù della differenza reti. Per l’Italia del pallone è un duro colpo.

Nell’altro girone, la Germania Ovest mette subito in chiaro le cose: una rete del futuro interista Karl Heinz Rummenigge è sufficiente per battere la Cecoslovacchia, poi si scatena Klaus Allofs: tre reti messe a segno in poco più di un’ora di gioco dal bomber del Fortuna Dusseldorf mettono ko l’Olanda, che salva la faccia segnando due gol nel finale. Nell’ultima sfida, già con la qualificazione in tasca, i tedeschi si accontentano dello 0-0 con la Grecia e si apprestano a sbarcare all’Olimpico per la finalissima. Il 21 giugno il San Paolo di Napoli è teatro della triste “finalina” per il terzo posto tra Italia e Cecoslovacchia. Che verrà ricordata solo per l’infinita serie di rigori (dopo l’1-1 al 90’): il diciassettesimo, sbagliato da Fulvio Collovati, relegherà gli azzurri fuori dal podio. In finale, una doppietta di Horst Hrubesch (al 10’ e all’88’) regala il titolo alla Germania Ovest di Bernhard Cullman. Al Belgio non basta il gol del momentaneo pareggio segnato su rigore (inesistente) dal mancino René Vandereycken.

Per la nazionale teutonica, già sul trono d’Europa nel 1972 e campione del mondo nel 1974, è il terzo trionfo in 8 anni.

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