La Coppa di Yashin
Vinse l’Urss ma al via mancavano inglesi, tedeschi e italiani
Si chiama Henri Delaunay il padre del Campionato europeo. È lui, allora segretario generale dell’Uefa, il motore della prima rassegna continentale che dopo il Mondiale del 1958 in Svezia comincia a muoversi promuovere un torneo che nel 1960, per la prima edizione, registrerà “nobili” rifiuti da parte di nazioni guida come Inghilterra, Germania Ovest e Italia.
Risultato? La Coppa Delaunay – che faceva il verso alla Rimet – in piena Guerra fredda ebbe importanza soprattutto oltrecortina, tra i paesi del blocco comunista, come testimoniano i 100 mila spetattori di Mosca per la sfida tra Urss e Ungheria. I sovietici, guidati dal Ragno Nero, Lev Yashin, saranno i protagonisti assoluti della fase finale che si gioca nel giro di quattro giorni tra Marsiglia e Parigi: batteranno prima la Cecoslovacchia in semifinale per 3-0 e poi la Jugoslavia per 2-1 nella finalissima, terminata ai supplementari e in rimonta, con i gol di Metreveli e Ponedelnik (dopo 114’) a rispondere al vantaggio di Galic.
Ma la partita più spettacolare andò in scena al Parco dei Principi, tra i padroni di casa della Francia e gli jugoslavi: davanti a un pubblico neppure troppo numeroso, complice l’assenza del cannoniere Just Fontaine (che al Mondiale svedese fece 13 reti in sei gare), la Francia si arrese per 5-4 con la Jugoslavia a piazzare il sorpasso nel giro di un minuto tra il 77’ e il 78’con l’eroe Jerkovic. Un’impresa senza bis. (p.o.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
