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Inizia una nuova era: l’Inter diventa cinese

Inizia una nuova era: l’Inter diventa cinese

L’annuncio ufficiale da Nanchino: il colosso Suning acquista il 68,5%, il resto a Thohir che ammette: «Ho bisogno di aiuto»

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MILANO. A diecimila chilometri da Milano si compie il destino dell'Inter: a Nanchino, nella lontana Cina, va in scena l'ultimo atto dell'era Thohir, meteora nella storia di un calcio sempre più ispirato dal business e dal profitto, sempre meno dalla passione di quelle dinastie un tempo vanto dell'Italia.

La Cina varca la frontiera del calcio italiano dopo l'ingresso nel City (13%), nell'Atletico Madrid (20%), nell'Espanyol (56%), nell'Aston Villa (100%) e nel Sochaux (100%). Ieri è arrivato il grande annuncio, l'Inter diventa ufficialmente cinese e passa nella mani del Suning. Mancava solo la passerella finale allestita in un albergo di lusso reso per l'occasione una sorta di succursale interista. Doveva essere una conferenza stampa ma i giornalisti, circa 200, non fanno domande. Ascoltano silenziosi le nuove promesse dei nuovi padroni. I riflettori si accendono alle 9 di mattina (le 15 in Cina) in un salone dal gusto kitch dominato da un maxi schermo sul quale è proiettata una clip che rende omaggio alle glorie del club accompagnata dalle note di Amala. Un traduttore sui generis cerca di raccontare cosa accade ai tifosi nerazzurri collegati via streaming con Inter Channel ma viene sollevato dall'incarico dopo appena pochi minuti, il tempo di confondere l'Inter con il Milan. Tre i tavoli allestiti ai quali siedono le folte rappresentanze delle dirigenze che voltano le spalle al pubblico in sala.

Poi arriva l'ora dei proclami. Il presidente del Suning Zhang Jindong ufficializza l'avvenuto passaggio di quote, il 68,5% e promette: «Faremo un'Inter più forte e magnifica». È il turno di Thohir: «Insieme possiamo portare questo grande club all'apice europeo. Ringrazio Moratti per l'importante ruolo nell'Inter ma anche per l'aiuto da quando sono diventato presidente». Zhang brinda con Thohir che ne ha anche motivo visto che - grazie alla cessione - recupera il prestito personale di 110 milioni, realizzando anche una plusvalenza intorno a cento milioni dopo tre anni di gestione. Dopo tanta strategia, finalmente uno squarcio di verità da parte del tycoon indonesiano: «Non è stata una decisione facile ma credo in quanto è stato fatto. Questa è l'era dei superclub e non posso negarlo, ho bisogno d'aiuto». Laddove c'è una telecamera c'è anche l'onnipresente Zanetti. Per lui si parla di un posto nel nuovo assetto societario che prenderà forma più avanti come è giusto che sia. I nuovi proprietari mettono soldi veri e anche tanti, impegnando circa 750 milioni e facendosi carico di buona parte del megadebito da 220 milioni contratto con la Goldman Sachs. Un'operazione imponente i cui contorni restano da capire. Non ci sono state dichiarazioni programmatiche, né sono state indicate scadenze o obiettivi concreti. Ci sarà tempo per farlo, magari a Milano quando i dirigenti del Suning arriveranno per l'assemblea degli azionisti entro fine giugno per ratificare il cambio di proprietà con l'uscita di Massimo Moratti. La conferenza di Nanchino non riserva colpi di scena ma dà l'idea di un cambiamento dell'Inter profondo. Una rivoluzione mancata da Thohir che mantiene il 31% delle quote in attesa che anche queste vengano acquisite dal Suning, nonostante lui sostenga il contrario: «Non è vero che venderò anche il restante 30%, però, ancora una volta, la gente può dire quello che vuole». Si spengono i riflettori in Cina: cala definitivamente il sipario sulla vecchia Inter made in Italy.

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