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Rock ‘n’ Roll Marathon Series

Bruno Monelli e il fascino di Liverpool

Bruno Monelli e il fascino di Liverpool

Il vignolese si supera e torna in patria con tre medaglie al collo

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Liverpool è un degno luogo per correre a suon di Rock ‘n’ Roll. A pochi passi da dove i Beatles hanno fatto la storia, c’è più gusto a mettersi al collo la medaglia di finisher del circuito europeo della Rock ‘n’ Roll Marathon Series.

«Addirittura tre medaglie – sorride Bruno Monelli da Vignola, che il 29 maggio scorso ha chiuso un cerchio sulla Kings Parade – una per la maratona, una per aver completato il circuito e l’ultima per la 5 chilometri corsa il giorno prima, insieme alle mie piccole nipotine: un weekend indimenticabile!».

“You’ll never walk alone” avrebbero potuto intonare nel vicino Anfield al podista targato Modena Atletica. «Le gare della Rock ‘n’ Roll hanno un sapore particolare – svela il runner classe 1947 – sono incredibilmente partecipate, festose e piene di calore in ogni metro del percorso. Me ne sono innamorato nel 2014 a Madrid; Lisbona e Dublino sono arrivate in serie, ciliegina sulla torta di altrettante vacanze bellissime con la famiglia». Perché con Bruno, c’è sempre la moglie Iemis, con tanto di bandiera tricolore al seguito, ad accoglierne il passaggio. «La cerco in corsa – sorride Bruno – e lei mi incita con la bandiera, riconoscendo da lontano la mia maglietta azzurra, con il nome in bella mostra. E’ stata proprio Iemis ad avviarmi alla corsa, tanti anni fa, a Solignano. Ora ogni occasione è buona per partire insieme, magari portandoci dietro le nostre due piccole nipotine, come alla Cortina-Dobbiaco di sette giorni fa». Un palmares da 20 maratone e tanti sogni podistici da realizzare. «Ho ancora il pettorale numero 173 nel cassetto. 2 maggio 1971, “Da la Zresa al Lambrosc”, si chiamava così allora: la mia prima corsa. Fino all’esordio in maratona a Reggio Emilia nel 1999, gara che ho ripetuto altre 5 volte. Ancora Palermo, Venezia e Roma, che mi è rimasta nel cuore: proprio ai Fori Imperiali ho siglato il mio personale da 3h38’. Fra quelle all’estero, ricordo Gerusalemme, Madrid e Valencia, con quell’arrivo sull’acqua che vorresti non finisse mai. Ogni maratona è bella, perché è questo ambiente ad essere splendido: ora c’è Amsterdam nel mirino, ma il colpaccio lo tengo in serbo per il 2017. Vorrei correre a New York, d’altronde i 70 anni meritano un regalo speciale!». (f.f.)

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